Roma, 23 lug – Le caratteristiche socioeconomiche del territorio sono determinanti per il livello qualitativo della giustizia, e i “localismi” influenzano il modo in cui si muovono gli attori del sistema giudiziario. E’ quanto emerge dal rapporto Censis, realizzato attraverso l’esame di cinque aree campione, per valutare i problemi della giustizia e le proposte di miglioramento espresse dai soggetti attivi sul territorio. Le diverse velocità dell’economia e della giustizia nelle diverse aree del paese possono creare danni e rallentamenti del sistema giudiziario talvolta insopportabili. Quando la crescita economica è sganciata da un’analoga crescita educativa e civica e da un ritmo di produzione giudiziaria altrettanto consistente, si produce un effetto sociale di smarrimento e si aprono spazi fertili per la nascita di forme di illecito nuove o più organizzate. Per diffondere la cultura della legalità e costruire un modello di giustizia efficiente ed equo, intervenendo sulla “macchina” giudiziaria, non basta quindi produrre regole e presiedere al loro rispetto, ma occorre stimolare un nuovo approccio “dal basso”, partendo dalle singole realtà territoriali. Inoltre, la domanda sociale scarica sulla giustizia molte delle contraddizioni legate alla crescita economica e al bisogno di sicurezze. Il processo di scomposizione del welfare tradizionale ha portato a una diversa strutturazione dei diritti, non più legati solo a principi astratti e universali, bensì divenuti espressione di un bisogno crescente di benessere del cittadino. E’ quindi in corso una forte frammentazione dei diritti, che non si presentano più come rivendicazione di valori generali, di origine costituzionale, ma assumono valenze specifiche che si ricollegano alle condizione di vita individuali. In questo modo si determina un dirottamento verso le sedi di risoluzione giudiziaria delle controversie, creando ulteriori ingorghi.