Roma, 29 lug- “La sfida cui siamo chiamati è prima di tutto culturale e progettuale. Le politiche sociali non possono essere pensate solo per difetto, in termini di costo o di crisi, ma assunte nella loro giusta luce: promotrici di opportunità e responsabilità”. L’idea di un welfare promotore di sviluppo – precisano le Acli – appartiene da tempo al patrimonio culturale dell’associazione, ispirato ai principi “inseparabili” di sussidiarietà e solidarietà. Una prima critica al testo viene però dalle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, che fanno notare l’assenza di qualsiasi riferimento esplicito ai cittadini e alle famiglie immigrate: la parola immigrazione non compare mai nel Libro Verde, se non associata alle “patologie trasmissibili legate alla mobilità delle persone”. “Proprio nell’ottica della ‘visione’ proposta dal ministro – affermano le Acli – è importante valorizzare da subito il contributo positivo che i cittadini e le famiglie immigrate già oggi apportano alla costruzione di un welfare sostenibile: si pensi ai contributi pensionistici versati dai lavoratori immigrati o alla tenuta fondamentale del tasso di natalità garantito dalle famiglie immigrate”.
(Cat)