Ripabottoni, 8 ago – Si svolge oggi nella Biblioteca Comunale di Ripabottoni, il convegno sull’emigrazione dal titolo “La mia seconda patria”, organizzato dall’Associazione socio-culturale “Tito Barbieri”, con il patrocinio del Comune di Ripabottoni e della Comunità Montana “Cigno Valle Biferno” di Casacalenda. Porteranno i saluti il Presidente dell’Associazione Tito Barbieri, Domenico Ciarla, il Sindaco di Ripabottoni, Michele Frena, il Commissario della Comunità Montana Cigno Valle Biferno, Michele Liguori. Un convegno sull’emigrazione, un fenomeno che ha portato in giro per il mondo oltre trenta milioni di Italiani, non poteva non partire da un’esperienza diretta, quella di chi ha provato sulla propria pelle il dramma del distacco, della lontananza, della nostalgia. Si entrerà nel vivo dei lavori, dunque, con la testimonianza di Nicolina Montagano, di Bonefro, figlia di emigranti che hanno lasciato il Molise, come tantissimi altri corregionali, nel periodo del grande esodo, racconterà la propria esperienza vissuta, forse subita, nella sovrapposizione di due identità e di una doppia patria, quella di origine e quella d’adozione. Seguirà l’intervento della studiosa e ricercatrice, la giornalista Palmina Cappussi, autrice di una ricerca storica condotta per conto dell’Università degli Studi La Sapienza e dell’Università del Molise, su 876 schedati molisani durante il Ventennio Fascista. Ricerca che, ha toccato il mondo dell’emigrazione recuperando storie di molisani, che hanno lasciato il suolo patrio in cerca di lavoro, di un futuro per i propri figli, di speranze e,molte volte, di illusioni. A chiudere i lavori Antonio D’Ambrosio, già Presidente del Consiglio Regionale del Molise, cultore di storia contemporanea e di emigrazione, fondatore dell’Associazione “Pro Giovannitti”, firmatario della proposta di Legge che istituisce il Museo Regionale dell’Emigrazione intitolato ad Arturo Giovannitti. Ripabottoni ha subito, come tutti i comuni molisani, l’ondata degli espatri. La prima emigrazione, tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900, e quella del dopoguerra, di un’Italia che usciva da un conflitto terribile, hanno portato i ripesi soprattutto in America, in Canada e negli Stati Uniti, in Europa, in particolare in Germania Svizzera, ma anche in Belgio e Francia, e nel Nord Italia. “L’Associazione “Tito Barbieri” – ci spiega il Presidente del sodalizio, Domenico Ciarla – lavora per mantenere vivo il legame con i compaesani all’estero, nell’ambito di un programma socio-culturale che tende a coinvolgere la cittadinanza. L’obiettivo prioritario è quello di arrivare alla coesione sociale, e lo strumento privilegiato non può che essere quello della Cultura. Il terremoto del 2001, tra le altre cose, ha lacerato il paese, creando delle spaccature, anche personali. La nostra attività, del tutto volontaria, cerca di sanare tali tensioni interne, a ricucire il tessuto sociale, senza perdere dignità ed identità”. (Sab)