Roma, 5 set – Accanto alle prestigiose firme di studiosi, giornalisti, docenti, insieme ai “saluti” del ministro degli Affari esteri, Franco Frattini; del sottosegretario agli Affari esteri Alfredo Mantica; di Carla Zuppetti, direttore generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie del ministero degli Affari esteri; di Gherardo La Francesca, direttore generale per la promozione e la cooperazione culturale del ministero degli Affari esteri, dell’ambasciatore Umberto Vattani, presidente dell’ICE e di Fabio Capocaccia, presidente del CISEI (Centro Internazionale Studi Emigrazione), nell’opera “I segni dell’emigrazione” sono state raccolte storie di italiani che hanno portato la nostra musica nei luoghi più improbabili… come Giuseppe Castellana che ha suonato l’Ave Maria nelle miniere australiane… storie di Italiani che con l’arte della gastronomia hanno “toccato l’anima degli americani”, come ha scritto lo chef Walter Potenza. Italiani come Lucio Caputo, presidente dell’International Trade Center e dell’Italian Wine & Food Institute, che si trovava al World Trade Center l’11 settembre 2001. Lucio Caputo ha potuto raccontare la sua storia ne “I segni dell’emigrazione”. Storie che sembrano uscite dalla fantasia di qualche abile scrittore. E di certo è stata fonte di ispirazione la vita di Alfred Zampa, originario di Ortucchio, in Abruzzo, che può vantare oggi, unico italiano dopo Giovanni da Verrazzano, un ponte dedicato alla sua memoria. In California, Alfred Zampa, un “ironworkers a metà strada tra il paradiso e l’inferno”, ha ispirato spettacoli teatrali, libri, documentari e film che raccontano la sua straordinaria vita sospesa.
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