Roma, 24 set – Il cantante racconta le altre sue ‘eccezioni’. “Non credo di essere così particolare, certo racconto il me stesso, quello che vedo riflesso nello specchio, le mie emozioni che, però, credo siano le stesse che accomunano le persone della mia generazione. Sai come succede con le canzoni, comincia a scrivere due parole, pensando di parlare esclusivamente di te e poi ti ritrovi con un testo, un mare di parole, che raccontano un punto di vista che poi scopri essere comune a molti”. Nel primo singolo “La guerra dei trent’anni” Protino parla delle dure battaglie condotte dai ragazzi della sua generazione per far valere i propri diritti in un modo dove non c’è più meritocrazia. Si riferisci anche alla guerra del Peloponneso ed a Pericle che, pur essendo stato un dittatore, aveva introdotto piena parità dei cittadini (meritevoli e capaci) nella gestione della vita pubblica. “ Quando ho scritto quella canzone ero veramente arrabbiato, avevo l’esigenza di urlare… dopo l’ennesima sconfitta non ce l’avevo neanche più col sistema ma con me stesso. Cercavo il modo per ritrovare dentro di me la forze di dare il meglio, una forza che perdi quando ti accorgi che il più delle volte non si va avanti per meriti. Con questo non voglio assolutamente dire che sia io quello che merita, sarebbe bello anche poter partecipare e perdere. In un sistema giusto e trasparente perdere sarebbe più importante. Guai se nella vita non avessi perso e guai se non mi ricapitasse di perdere… non mi gusterei più appieno le mie piccole vittorie”.
(SEGUE)