Parma, 30 set – Liberatasi della presenza della favorita del re, con l’aiuto del ministro piacentino, in breve volgere di tempo riuscì a sostituirsi nella direzione politica del Regno di Spagna all’apatico e succube marito e a riportare il ducato farnesiano al centro delle preoccupazioni e degli interessi delle cancellerie europee. Determinata ad assicurare un trono ai propri figli, esclusi dalla successione spagnola, e a ristabilire la perduta supremazia della Spagna in Italia, la sovrana s’impegnò a elaborare progetti politici e ad allacciare relazioni internazionali, anche attraverso legami matrimoniali, che potessero soddisfare i suoi ambiziosi disegni per i sette figli avuti da Filippo. Dopo lunghi anni di laboriosa attesa, di trame e di intrighi, di alleanze e di loro rovesciamenti, di guerre pressoché ininterrotte e di accordi spesso rimessi in discusione, Elisabetta raccolse i frutti della sua lungimirante politica. Il recupero temporaneo del ducato di Parma e Piacenza nel 1731 per il primogenito Carlo sarebbe diventato definitivo nel 1748, quando vi si insedierà il prediletto Filippo. Carlo nel frattempo era salito sul trono di Napoli (1734). Se riuscì a Elisabetta sistemare i suoi figli e ridisegnare, a loro vantaggio, l’assetto politico-territoriale della penisola, non le riuscì consegnare alla memoria collettiva dei parmigiani il nostalgico ricordo che sarà lasciato dalla duchessa Maria Luigia d’Austria, moglie di Napoleone. Non le è infatti mai stata perdonata la dispersione dello straordinario patrimonio artistico, librario e archivistico, raccolto dai suoi avi in due secoli di dominio, che, su sue pressioni, prese nel 1734, con il figlio Carlo, la via di Napoli.
(Sis/dpo)