Roma, 30 set – Uno degli argomenti principe della conferenza è stata poi la necessità di capire quanto il fenomeno migratorio possa incidere sulla nostra realtà. “Questo libro rappresenta per noi una triplice operazione. Di recupero, coinvolgimento e futuro”. A dirlo Franco Pittau, coordinatore dei redattori Caritas/Migrantes: “Potremmo definirlo supporto per un’azione di recupero dei nostri connazionali, un fattore di coinvolgimento per le strutture pubbliche, politiche, religiose e sociali e un modo nuovo di guardare al futuro. Ma anche uno spunto operativo, qualcosa che vada al di là delle semplici parole, che dimostri come gli italiani all’estero sono una risorsa e non un peso”. L’obiettivo è dunque quello di recuperare l’attenzione su 4 milioni di connazionali sparsi per il mondo e più specificatamente in Europa (56,7%), America (37,9%) e Oceania (3,4%) per la maggior parte. “Dobbiamo investire sull’emigrazione – ha continuato Pittau – e parlare insieme di cultura è già qualcosa di concreto. Una conferenza e un Rapporto come questi possono fare tanto. L’Italia sta vivendo un momento drammatico: bisogna dare un segnale concreto. Sembra quasi che il nostro Paese sia diventato miope, che non riesca più a rendersi conto di quanto ci possa offrire una rete così potente come quella dell’emigrazione e dell’immigrazione”. Due fenomeni che effettivamente sono parte integrante della stessa realtà, come ha tenuto a sottolineare Don Michele Morando, direttore Pastorale Italiani nel Mondo: “L’emigrazione può essere considerata anche un’occasione di crescita spirituale. Mantenere la propria identità religiosa e culturale è, infatti, un modo per diffondere la propria particolarità, le proprie tradizioni. Senza dimenticare che è anche uno stimolo sociale: le difficoltà incontrate dall’emigrante generano persone forti e temprate che, sul tronco dell’italianità, hanno saputo inserire i benefici della cultura del Paese dove vivono”. Non solo. “L’emigrazione può essere anche uno stimolo politico: i nostri connazionali emigrati ci possono aiutare a capire come organizzare al meglio la nostra polis – ha aggiunto Morando – Il non riuscire a capire l’importanza dell’emigrazione come fattore di crescita è strettamente legato a un problema ancora più grande: la paura degli immigrati. Bisogna ricordarci che gli italiani nel mondo sono gli immigrati di ieri e gli stranieri sono gli emigrati di oggi. Se si spezza questa catena di solidarietà – ha concluso Don Michele – si spezza la rete che ci può aiutare a crescere”.
(SEGUE)