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NELLE PUBLIC UTILITIES 33.740 EURO A OGNI CONSIGLIERE D’AMMINISTRAZIONE

it@withub.it by it@withub.it
3 Ottobre 2008
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Milano, 3 ott – Maschio, 55 anni, residente nel comune in cui opera la sua impresa, retribuito con 33.740 euro lordi l’anno, in maggioranza senza deleghe esecutive e in carica per 3,6 anni. È, questo, il ritratto del consigliere di amministrazione delle public utility italiane che esce da “Lo Stato imprenditore tra politica e management. Primo rapporto sugli assetti di governo delle public utilities”, il white paper dell’Osservatorio sul cambiamento delle amministrazioni pubbliche (Ocap) della Sda Bocconi, a cura di Daniela Cristofoli e Giovanni Valotti, presentato alla Bocconi. In Italia sono attive circa 700 utility, che impiegano 161.000 persone e fatturano 35 miliardi di euro. L’analisi del white paper si accentra sulle prime 100 utility per fatturato, tra quelle operative nei capoluoghi di provincia (48% al nord, 25% al centro, 27% al sud e isole). In maggioranza si tratta di imprese a totale proprietà (68%) o a maggioranza pubblica (29%), mentre il caso del pubblico in minoranza (3%) è residuale. Le imprese analizzate fatturano in media 230 milioni di euro, con cinque grandi operatori che superano il miliardo e i minori che si aggirano intorno ai 50 milioni. Le imprese quotate sono sette. L’analisi dell’evoluzione degli ultimi 10 anni evidenzia che è in atto un salutare processo di semplificazione e di allontanamento della fase decisionale dalla politica, con la riduzione del numero medio di consiglieri, dai 7,24 del 1999 ai 5,5 del 2008 per le 78 imprese per cui è disponibile l’intera serie storica, mentre i consiglieri con deleghe esecutive sono passati dal 7% al 21%. La proprietà si è allontanata dalla gestione, con la presenza di un amministratore delegato passata dal 12% al 51% dei casi e la leadership unitaria (presidente e amministratore delegato sono la stessa persona, una caratteristica che, secondo l’analisi empirica, sarebbe foriera di una particolare propensione al cambiamento strategico) che cresce dal 4% al 14%. I consigli di amministrazione delle 100 utility analizzate sono di medie dimensioni, 5,4 consiglieri, con le società quotate che registrano livelli molto più alti e il 57% del campione nella fascia tra i 3 e i 5 amministratori. Solo il 6% dei consiglieri di amministrazione è di sesso femminile, con 71 consigli completamente senza donne e il primato dell’Ataf Firenze, il cui consiglio, di tre componenti, è rosa al 100%. Le utility più all’avanguardia, da questo punto di vista, sono quelle del sud, con una presenza femminile dell’8,7%. È donna il 4% dei direttori generali, il 3% dei presidenti e nessun amministratore delegato. L’età media dei consiglieri è di 55 anni, con la componente femminile decisamente più giovane della media, attestandosi a 49 anni. Se si considerano solo presidenti e amministratori delegati, l’età media sale a 57 anni. Il legame con il territorio è confermato dal fatto che l’88% dei consiglieri risiede nel comune in cui la società è attiva. La durata media dell’incarico è di 3,6 anni in generale, 4,3 per i presidenti e 4,6 per gli amministratori delegati. I consiglieri delle 89 utility per cui il dato è disponibile guadagnano, in media, 33.740 euro lordi l’anno, con una grande variabilità a seconda delle dimensioni d’impresa. Il dato è comunque inquinato dalle retribuzioni dei presidenti (77.241 euro) e amministratori delegati (109.168 euro). Se si escludono queste figure, gli altri consiglieri guadagnano, in media, 22.582 euro l’anno. Il 51% delle imprese del campione ha un amministratore delegato e il 22% amministratori esecutivi con qualche tipo di delega, con percentuali più alte per le imprese maggiori (oltre il miliardo di fatturato tutte hanno un amministratore delegato) e per quelle situate al nord, che sono, in media, più grandi. Solo il 13% delle public utility analizzate ha una leadership unitaria.

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