Roma, 9 ott – Il “Times” intervista Matteo Garrone, definendolo il regista “dell’agghiacciante saga criminale Gomorra”. Il cineasta romano racconta di aver trascorso sei mesi a Napoli “per comprendere il mondo della camorra” sottolineando che, “se davvero si vuole risolvere il problema”, “bisogna partire dall’interno”. E aggiunge: “Occorre considerare il problema della disoccupazione, dell’educazione, la relazione fra la gente e le istituzioni”. Il regista sostiene che “nessuno si fida delle istituzioni”, che “il governo è del tutto assente”, mentre “le persone che appartengono alla camorra vivono sul territorio e parlano la stessa lingua di chi vi abita”. Il quotidiano londinese segnala anche che il regista ha ricevuto il sostegno degli abitanti convinti che il film non fosse “contro la camorra ma sulla camorra”. “Mentre giravo – racconta infatti Garrone – avevo sempre 40 o 50 persone dietro al monitor che guardavano il film. Per me, è stato il primo pubblico della mia pellicola”. L’ incontro si chiude con un riferimento al cult movie “Il padrino” di Martin Scorsese, che Garrone afferma di avere considerato quale punto di partenza per il suo film anche se, “leggendo il libro di Roberto Saviano, ho scoperto che c’era la possibilità di cambiare la concezione del film di mafia. Mi sembrava molto interessante andare nella direzione opposta rispetto al modello”.