Roma, 14 ott – Nella valle del Tirino, sotto l’attuale Capestrano, in provincia di L’Aquila, sorgeva l’antica Aufinum (Ofena). In quei pressi, nella piana, nel 1934 un contadino rinvenne un importante reperto della civiltà italica, subito chiamato “Guerriero di Capestrano” per l’imponenza e la misteriosa singolarità dell’equipaggiamento. Studi approfonditi, segnatamente dell’archeologo Adriano La Regina, negli anni Settanta hanno accertato che la statua, risalente al VI secolo a.C., rappresentava il re Nevio Pompuledio. Dapprima il Guerriero, e poi le recenti campagne di scavo dirette dall’archeologo Vincenzo D’Ercole, stanno cambiando la storia dell’archeologia di quest’area dell’Abruzzo interno. Hanno fatto emergere la raffinata civiltà dei Vestini, antico popolo fino a qualche tempo fa ritenuto di semplici pastori e guerrieri. Il “Guerriero di Capestrano”, esposto a Chieti nel Museo Archeologico Nazionale della Civitella, è ormai diventato il simbolo dell’Abruzzo. Il 12 ottobre, a Capestrano, nel salone del castello, si è tenuta la cerimonia di consegna ai vincitori del Premio “Guerriero di Capestrano”, giunto quest’anno alla terza edizione, in Italia l’unico premio internazionale per l’archeologia. A fare gli onori di casa il sindaco Antonio D’Alfonso, e Lucia Di Fiore, Presidente della Pro Loco, presenti il consigliere Fabrizio D’Alessandro in rappresentanza della Provincia dell’Aquila, altri sindaci del comprensorio e autorità della Provincia. La giuria del premio, presieduta da Vincenzo D’Ercole per la sezione Archeologia e da Anna Ventura per la sezione Cultura, composta da Massimo Pamio, Iva Polcina, Sabrina Di Persio, Giuseppina Sebastiani e Giuseppina Verdoliva, ha assegnato i premi ai vincitori delle varie sezioni, con le rispettive motivazioni.
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