Roma, 30 ott – Alla presentazione del Rapporto Caritas-Migrantes è intervenuto anche Filomeno Lopes, giornalista di Radio Vaticana, originario della Guinea-Bissau e immigrato nel nostro Paese 20 anni fa. “Non possiamo dimenticarci che dietro ai dati statistici, ci sono sempre dei volti umani. Se facendo un’analisi si prescinde dal volto umano concreto che rappresenta quei dati, il valore stimato in sé non ha più senso. Quindi partiamo da un esempio reale. Io vengo da un Paese in cui si è combattuto per creare delle patrie umane, non africane. Nel nostro Paese un eminente vescovo veneto, dopo la sua morte, è stato definito: “Un guineano nato per caso in Italia”. Noi non siamo nati africani – ha specificato – è l’Europa che ci ha definiti tali. Come pensa dunque l’Europa di rimanere indenne da questo processo di differenziazione che lei stessa ha generato? Gli immigrati sono sempre oggetto di dibattiti, noi vorremmo diventarne i soggetti. L’augurio, dunque, è quello che anche qui un giorno si possa dire: “Ecco un italiano nato per sbaglio in Africa, in America Latina o in Asia”. Dello stesso parere anche monsignor Giuseppe Merisi, presidente della Caritas Italiana: “Il nostro clima sociale è saturato da due sentimenti concorrenti: solidarietà e paura. Bisogna impegnarsi affinché la gente acquisti una visione sempre più oggettiva della realtà”. Ma tornando ai numeri, Merisi ha sottolineato che: “Dai dati emerge che a livello giuridico si può fare di più, specialmente in termini di accoglienza e integrazione sul lavoro e nella società, ad esempio incentivando i luoghi per la cooperazione. Tre dunque sono gli obiettivi che dobbiamo cercare di realizzare nel futuro: seguire i grandi principi della dottrina della Chiesa, come ad esempio il rispetto della persona umana, ascoltarsi vicendevolmente, per contribuire con le idee e la partecipazione al bene comune, e infine collaborare con paziente determinazione, come ci ha suggerito anche il nostro Papa”.
(Sis)