Bologna, 14 nov -“Riportare alla luce una vicenda così significativa – ha detto la presidente della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo Silvia Bartolini- è stato molto importante non solo per togliere dall’oblio questa impresa, ma anche per evidenziare l’importanza del tema dell’emigrazione, che pur non essendo un fenomeno legato strettamente alla città di Bologna (se non in questo caso) ha interessato comunque l’intera regione”. La Bartolini ha anche ricordato che le rimesse di denaro effettuate dagli emigrati hanno spesso sostenuto allora chi restava in Italia e che, ancor oggi, alcune comunità di emigrazione da Parma e Piacenza continuano a sostenere servizi sociali e varie iniziative per la popolazione delle aree montane dei territori da cui partirono. “E’ importante – ha concluso la Bartolini – che la storia venga quindi ricordata, che venga mantenuta la memoria dei fatti, e che l’emigrazione sia considerata come una risorsa per promuovere l’italianità”. Durante la mattinata, dopo il saluto del vice sindaco di Bologna Adriana Scaramuzzino e di Beatrice Draghetti, presidente della Provincia, sono intervenuti il prof. Fernando J.Devoto, dell’Università di Buenos Aires e del prof Angelo Varni, dell’Università di Bologna, che hanno ricostruito la situazione storica rispettivamente in Argentina e a Bologna negli anni del dopoguerra. Da un lato c’era la necessità del Governo Argentino di popolare i confini a sud del suo territorio nei confronti del Cile, in un’area scarsamente popolata con una emigrazione di lavoratori qualificati , dall’altra vi era la situazione di una città semidistrutta dalla guerra, in cui la produzione industriale delle fabbriche si era fermata e si era concentrata anche una popolazione proveniente dalle campagne: fattori che hanno favorito la partenza di molti lavoratori specializzati in questa avventura sudamericana.
(SEGUE)