Zurigo, 24 nov – “Domenica, 30 novembre, il popolo elvetico sarà chiamato alle urne per esprimersi sull’iniziativa popolare “Per un’età di pensionamento flessibile”, promossa dall’Unione Sindacale Svizzera (USS) e sostenuta dai partiti di sinistra, che ha raccolto 106’507 firme valide. Un’iniziativa che, se accetta dal popolo e dai Cantoni, permetterà un pensionamento di vecchiaia già a 62 anni senza decurtazione della rendita, sia per le donne che per gli uomini con un reddito annuo inferiore a 119’340 franchi ed a condizione di aver cessato l’attività lucrativa”. Dino Nardi, Coordinatore Europeo della Uim, ricorda l’iniziativa di domenica prossima in Svizzera sul pensionamento. “Evidentemente un’iniziativa di questo tipo può sembrare controcorrente rispetto a quanto sta accadendo nel resto dell’Europa (Italia compresa) dove si tende, invece, ad elevare l’età pensionabile di vecchiaia tenendo conto delle aumentate speranze di vita della popolazione – spiega Nardi – Tuttavia, come ricorda la stessa USS, e sul principio concordano anche molti avversari dell’iniziativa popolare, un pensionamento flessibile è comunque auspicabile poiché la scelta del momento in cui cessare l’attività per una persona può dipendere da svariati fattori: dalla situazione economica, dalla salute e dal tipo di attività svolta nell’arco della vita lavorativa. Ovviamente gli avversari dell’iniziativa vorrebbero una flessibilità del pensionamento ma condizionata da un sistema bonus/malus lasciando l’età del pensionamento ordinario di vecchiaia di 65 anni quindi un sistema più o meno analogo all’attuale e soprattutto a costo zero per l’AVS. Da parte loro l’Unione Sindacale Svizzera e la sinistra giustificano l’iniziativa popolare con l’intento di voler permettere alle persone, in condizioni economiche modeste, di potersi pensionare già a 62 anni senza una riduzione della rendita (di un importo peraltro già mediocre rispetto all’entità dei salari) e con il fatto che il costo supplementare per l’AVS sarebbe in ogni caso irrisorio e che, comunque, dopo i sessanta anni gran parte dei lavoratori difficilmente riescono a lavorare sino a 65 anni. Un motivo in più, anche per la UIM, per sostenere il “si” nella votazione di domenica prossima e per lanciare un appello agli oltre 200’000 doppi cittadini italo-svizzeri residenti nella Confederazione affinché vadano a votare a favore dell’iniziativa popolare dell’Unione Sindacale Svizzera”.
(Sis)