Roma, 26 nov – In questo modo, ha continuato la Garavini, la mafia “si può sentire più tranquilla perché vede che il Governo sembra essere spinto nella sua politica innanzitutto dalla voglia di soddisfare l’anima ideologica di alcuni dei suoi alleati e non dalla voglia di fare una politica mirata contro uno dei problemi più grandi del nostro Sud e cioè contro le mafie”. L’articolo sui militari nel decreto legge secondo la Garavini “è un’altra prova del fatto che la sostanza delle misure che il Governo presenta in Parlamento è l’esatto contrario di ciò che sta raccontando sui giornali. Vuole che autorizziamo la presenza di altri 500 militari per la sicurezza. Ma contemporaneamente in Finanziaria lo stesso Governo per i prossimi tre anni ha tagliato due miliardi e mezzo alla sicurezza. Il ché vuol dire 7000 uomini in meno nei prossimi tre anni, vuol dire tagliare tre volanti su 13 a Roma, due su nove a Palermo, vuol dire chiudere commissariati, a Palermo due su otto”. “Noi diciamo no ad un politica di questo tipo. Perché è una politica pensata per illudere i cittadini, e non una politica fatta per risolvere i problemi”, ha detto la Garavini, “i problemi si risolvono con leggi che attaccano i patrimoni finanziari della mafia, che rafforzano le forze investigative nella loro caccia ai latitanti, che rendono il 41bis più duro, che migliorano la collaborazione internazionale della polizia e della magistratura. La repressione è importante, ma da sola non basta. Bisogna far sul serio nello spezzare i legami tra mafia e politica. Bisogna liberare l’economia del sud dalla morsa mafiosa e creare così le basi per uno sviluppo socio economico delle aree in cui oggi imperversa la criminalità organizzata. Questi sono problemi che non si risolvono con qualche soldato in più per le strade, e meno che meno con dei nuovi centri per l’espulsione degli immigrati”.
(Sis)