Roma, 28 nov – Rifiuti a peso d’oro: a Siracusa la spesa annua per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani ammonta a 400 euro, il quadruplo rispetto alla città meno cara d’Italia, Reggio Calabria, con i suoi 95 euro. E’ questo quanto emerge dal dossier rifiuti di Cittadinanzattiva che informa: è caos anche nel caro bollette, +47% dal 2000 a oggi. L’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva ha svolto per il secondo anno un’indagine sui costi che i cittadini hanno sostenuto per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (Tarsu o Tia), nel corso del 2007. Le indagini riguardano tutti i capoluoghi di provincia italiani e sono state effettuate prendendo come riferimento una famiglia tipo composta da tre persone, con un reddito lordo complessivo di 44.200 euro e una casa di proprietà di 100 metri quadri. Secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (presentato nel febbraio 2008), nel 2006 in Italia sono state prodotte 32,5 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, con un incremento del 3% circa rispetto al 2005 e una media pro capite di 550 kg/anno. Il 45% dei rifiuti urbani italiani è prodotto nelle regioni del Nord, il 32% nelle regioni del Sud e il restante 22% in quelle centrali. In media, in un anno, una famiglia-tipo ha sostenuto nel 2007 una spesa di 217 euro per il servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani, con un aumento del 3,8% rispetto all’anno precedente. Trieste e Livorno (309 euro) le città più care del Nord e del Centro. La Sicilia è in assoluto la regione più cara (280 euro), mentre la spesa più bassa si registra in Molise (117 euro), a dimostrazione di una marcata differenza tra aree geografiche del Paese. Differenze si registrano anche all’interno di una stessa regione, se si pensa che a Ragusa la spesa ammonta a 198 euro e a Caltanissetta 172,5 euro e che quindi la Tarsu arriva a costare meno della metà di Siracusa. Lo stesso in Lombardia, dove la Tarsu pagata a Milano 262 euro supera di 135 euro la tassa sui rifiuti pagata a Cremona, 127 euro, o nel Lazio, dove il servizio a Latina costa 279 euro, ben 140 euro in più rispetto a quanto si paga a Viterbo 139 euro. “Come dimostra il caso dei rifiuti, l’escalation delle tariffe locali è ormai un fenomeno fuori controllo, del tutto ignorato da governo e Parlamento che avrebbero potuto inserire nelle misure anticrisi il loro blocco per il 2009 e l’eliminazione dell’addizionale provinciale”. Questo il commento di Giustino Trincia, responsabile politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva, che prosegue: “Da Tarsu a Tia, per le tasche dei cittadini il risultato è quasi sempre un aumento delle spese: nel 2007, in ben 38 capoluoghi di provincia le tariffe rifiuti sono aumentate oltre il tasso di inflazione (2,6%). La situazione socio-economica, ambientale e sanitaria del nostro Paese richiede di far pagare di meno il servizio rifiuti ai molti cittadini in difficoltà, di produrne tutti di meno e di puntare sulla raccolta differenziata. In Italia, invece, il più delle volte il servizio di smaltimento rifiuti meno funziona e più lo si paga; non c’è una vera politica di riduzione della produzione di rifiuti e due terzi del Paese fa troppo poco la raccolta differenziata, specie al Sud. Sono lussi che non possiamo più permetterci e per evitare i quali occorre far emergere la cultura della responsabilità e della sobrietà”. Lo studio realizzato dall’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva è diffuso in concomitanza alla “Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti” (22-30 novembre) e in previsione del Congresso Nazionale di Cittadinanzattiva, in programma a Roma dal 3 al 6 dicembre 2008 presso l’Hotel Summit.
(Apa)
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