Torino, 30 nov – Il vaccino anti-Aids è possibile. A sostenere la speranza di un’arma definitiva contro la terribile infezione che ancora colpisce in Italia circa 4.000 persone ogni anno è Barbara Ensoli intervenendo al secondo meeting nazionale NPS – Network Persone Sieropositive, in corso a Torino fino a domani, 1° dicembre, giornata mondiale per la lotta all’Aids. “Il candidato vaccino italiano, che si basa sulla proteina Tat di HIV-1, è ormai entrato pienamente nella seconda fase della sperimentazione – spiega Barbara Ensoli, responsabile del progetto in corso presso l’Istituto superiore di sanità – A gennaio saranno attivi tutti e dieci i centri italiani coinvolti ma già ora sono state arruolate alcune decine di persone sieropositive sulle quali sarà valutata la risposta immune al candidato vaccino”. Riguardo ai tempi per avere dei risultati provvisori, la ricercatrice dell’Iss, chiamata a parlare al congresso dell’associazione presieduta da Rosaria Iardino, non si sbilancia: “Dopo la prima fase che ha dato risultati incoraggianti sulla sicurezza del candidato vaccino, abbiamo avviato da pochi mesi la fase II che ha l’obiettivo primario di verificare la risposta immune indotta su pazienti affetti da HIV-1 in trattamento antiretrovirale efficace. Si tratta di una fase che durerà almeno due anni e terminerà 48 settimane dopo che l’ultimo dei 128 pazienti previsti in Italia avrà compiuto tutto l’iter di somministrazione”. Il “vaccino HIV-1 Tat” è, quindi, un vaccino cosiddetto “terapeutico”, che dovrebbe coadiuvare le terapie attualmente in uso per fermare l’infezione nei pazienti colpiti. Ma si prevede di verificare anche gli effetti “preventivi” del candidato vaccino italiano: “È in corso di avviamento uno studio in Sudafrica – spiega ancora Barbara Ensoli – L’obiettivo è di valutare la capacità preventiva su persone non infettate che vivono in quest’area dove purtroppo il rischio di infezione è molto alto”. Il fallimento cui sono andati incontro altri candidati vaccini anti-Aids nel mondo non scoraggia la direttrice del centro Aids dell’Iss: “Bisogna continuare a far lavorare la ricerca – afferma Barbara Ensoli – I risultati ottenuti dalle sperimentazioni fallite ci insegnano comunque quali errori evitare”. Oggi il rischio maggiore viene però dalla crisi economica: “In Italia già si investe poco nella ricerca, io spero che i tagli non colpiscano questo settore – conclude Barbara Ensoli – Lo dico per tutti i ricercatori, non solo per noi. Voglio anche esprimere solidarietà ai tanti precari che costituiscono un aiuto fondamentale per portare avanti la ricerca e che oggi vedono il proprio lavoro messo a rischio dalla congiuntura economica”. Anche Rosaria Iardino, presidente di NPS, lancia l’allarme contro i tagli alla ricerca in ambito sanitario: “Il governo toglie fondi a chi è impegnato per trovare nuove terapie alla infezione da HIV come ad altre patologie? Questo significa uccidere le speranze dei pazienti e lasciarli soli nella lotta contro la malattia. Uno Stato che si comporti così non rispetta i dettami costituzionali che lo vogliono impegnato nella tutela della salute dei cittadini”. La presidente del Network Persone Sieropositive lamenta il ritardo con cui vengono erogati i fondi destinati alla ricerca contro l’Aids: “Ogni governo nomina una nuova Commissione nazionale Aids. E ogni volta l’iter riparte – accusa Rosaria Iardino – L’attuale Commissione, presieduta dal sottosegretario Ferruccio Fazio, si è riunita solo due volte senza entrare ancora in una vera fase operativa”.
(Caf)