Roma, 3 dic – La Contini prosegue: “Il mio pensiero va in questo momento alle forze militari italiane che stanno dando il massimo contributo per la stabilizzazione di quel territorio. Entrano in gioco, per l’analisi del retroterra politico-culturale dell’aggressione, la competizione tra India e Pakistan sul Kashmir e la turbolenta situazione politica del Pakistan dopo l’attentato alla Bhutto. Non risulta vi siano collegamenti tra gli attentati in India e gli arresti di due marocchini, effettuati dalla Polizia di Stato a Milano. Da anni le forze di Polizia e la Magistratura hanno individuato la presenza in Italia di cellule Jihadiste dormienti o non, quasi sempre formate da elementi provenienti dall’area del Maghreb, che nel periodo immediatamente dopo il 2001 hanno avuto un ruolo attivo nel fornire documenti e basi di rifugio ai terroristi internazionali. Da una prima valutazione, tuttavia, i marocchini incriminati non sembrano organicamente collegati ad altri gruppi, anche se la rivendicata appartenenza ad Al Qaeda, emersa dalle intercettazioni, li può collocare nell’ambito del network del terrorismo in rete che riesce quanto meno ad alimentare il fanatismo e la potenzialità offensiva che ne deriva. I luoghi di preghiera, le moschee improvvisate ed incontrollate che si moltiplicano nel nostro territorio fanno il resto. Gli arresti dimostrano che le capacità investigative degli operatori delle Forze di Polizia, che vanno sostenuti a non abbassare mai la guardia”.
(Sis)