Roma, 11 feb – Le elezioni per il rinnovo del Comites, i Comitati degli italiani all’estero, che avrebbero dovuto tenersi entro il 20 marzo 2009, e conseguentemente anche le elezioni del Cgie, il Consiglio generale degli italiani all’estero, “avranno luogo entro il 31 dicembre 2010”. Lo prevede l’articolo 10 del decreto legge milleproroghe su cui in Senato si sta svolgendo il dibattito sulla fiducia chiesta dal governo. I Comites sono organismi rappresentativi della collettività italiana, eletti direttamente dagli italiani residenti all’estero in ciascuna Circoscrizione consolare, dove risiedono almeno tremila connazionali. L’elezione può avvenire anche per corrispondenza e la base elettorale è la stessa di quella prevista per l’elezioni dei rappresentanti in Parlamento della circoscrizione estero. I Comites, che sono chiamati anche a cooperare con l’autorità consolare nella tutela dei diritti e degli interessi dei cittadini italiani residenti nella circoscrizione consolare, contribuiscono ad individuare le esigenze di sviluppo sociale, culturale e civile della comunità. Nelle ultime elezioni, del marzo 2004, erano operativi 123 Comites. I consiglieri dei Comites eleggono, entro 120 giorni dalla nomina, i membri del Cgie, il Consiglio generale degli italiani all’estero, presente in ciascun paese, anch’esso con mandato quinquennale, un organo consultivo che rappresenta le comunità italiane nel mondo nei confronti delle istanze nazionali. Durante l’esame della Finanziaria 2009 si era discusso sui Comites al riguardo, sia rispetto alla necessità di contenimento della spesa e sia sul versante di una eventuale riforma anche alla luce dell’istituzione della Circoscrizione Estero per l’elezione al Parlamento con la relativa sovrapposizione di competenze. Anche il raccordo tra le rete diplomatica e consolare e gli istituti di rappresentanza degli italiani all’estero è oggetto di ipotesi di riforma. Il governo, nel corso di alcune audizioni svolte al riguarda, ha reso noto che il rinvio delle elezioni dei Comites potrebbe essere utile per consentire per varare alcune riforme.