Milano, 11 feb – L’eccellenza eno-gastronomica dell’Italia si conferma un’attrattiva di prim’ordine per i turisti stranieri, che incoronano il Belpaese come meta ideale per una vacanza in grado di coniugare il mangiar bene con la scoperta del territorio, stando anche attenti al budget. Ecco, quindi, che, accanto alle intramontabili città d’arte e alle località di mare e di montagna, i tour operator propongono sempre più itinerari inediti attraverso i borghi della provincia italiana noti per le loro specialità culinarie. Un vero e proprio florilegio di sapori e profumi unici e irripetibili, diversi da Nord a Sud, tant’è che, ad esempio, “si contano ben 19 regioni che producono altrettanti oli d’oliva: se quello dell’Emilia Romagna sa di burro e crema, quello meridionale ha un chiaro gusto di limone, perché i frutteti di agrumi qui sono in fiore” [The Hindu (IN), 09/06/2008, Rajesh Radhakrishnan]. Il primato dell’Italia (indice quantitativo d’immagine 12.38%) quale destinazione europea al top per il turismo enogastronomico, gettonata molto più che la Grecia (11.95%), la Spagna (11.12%) e la Francia (10.54%) per l’ineguagliabile mix tra bellezze paesaggistiche, cibi di qualità e ottimi vini, emerge da una ricerca realizzata da BitLab, il primo Osservatorio permanente sull’immagine del settore turistico italiano all’estero, commissionata da Expocts, società controllata da Fiera Milano, in occasione di BIT 2009, la Borsa Internazionale del Turismo. Il taglio del nastro della 29esima edizione della mostra, che si terrà a Milano dal 19 al 22 febbraio 2009, avverrà, infatti, in concomitanza con quello della seconda edizione di CerticiBit, l’evento dedicato alle buone abitudini alimentari e alle produzioni di qualità. Il monitoraggio della stampa internazionale, effettuato nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2008 su 3.492 articoli di circa 100 testate giornalistiche appartenenti a ben 20 Paesi, dall’Europa all’America all’Asia, ha permesso altresì di tracciare una mappa delle nuove “mecche” dei viaggiatori buongustai disseminate lungo la Penisola. Dai boschi e dalle distese di vigneti del Piemonte fino alle colline umbre, passando per le campagne toscane e laziali per arrivare ai parchi calabresi dell’Aspromonte, il leitmotiv non cambia: il meglio della cucina italiana, tra modernità e tradizione, si scopre al di fuori dei grandi circuiti turistici tradizionali. Qualche esempio? Il basso Piemonte deve la sua fortuna turistica in gran parte alla raffinata cucina, impreziosita dal nobile tartufo bianco e innaffiata da vini apprezzati in tutto il mondo, come il Barolo e il Barbaresco. La stampa estera tesse, poi, gli elogi dell’Umbria più recondita, le cui specialità gastronomiche si possono assaporare attraverso una passeggiata “arcobaleno”: dal bianco dei vini di Orvieto al rosso di quelli del promontorio di Montefalco, in primis il sagrantino, passando per il verde dell’olio extravergine di oliva ricavato dagli ulivi perugini, il rosa dei salumi e il nero del tartufo. Anche al Sud l’eccellenza gastronomica si conferma un traino per il turismo. La stampa tedesca [Süddeutsche Zeitung (D), 04/09/08, Hans Gasser] elogia la Basilicata per i piatti poveri della sua cucina regionale (tra i cavalli di battaglia la “lucanica”, arricchita naturalmente dall’immancabile peperoncino, e la pasta di Mischiglio, frutto di un antico mix di cinque cereali, che ben si sposa con il sugo alla salsiccia), ma a fare la parte del leone sono soprattutto la Puglia e la Calabria. Qui “molti agriturismi con annessi ristoranti offrono regolarmente corsi di cucina, così da permettere ai loro clienti di imparare a preparare le specialità locali” [Telegraph (GB), 05/01/08, n.f.].