Pavullo (Mo), 12 feb – Un milione 285 mila 887: tanti sono stati i cittadini emiliano-romagnoli emigrati all’estero tra il 1869 e il 2007. Il dato è il frutto del lavoro di ricerca di Fausto Desalvo, docente di Matematica presso l’Università di Bologna, contenuto in un volume presentato in occasione dell’inaugurazione della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo, a Pavullo (Mo). Dai dati contenuti in “Statistiche ufficiali, governative e Istat sulla emigrazione dalla regione Emilia Romagna e dalle sue provincia tra il 1869 e il 2007” si evidenzia come la prima meta di emigrazione sia stata nettamente l’Europa e tra i paesi fino al 1940al primo posto c’era la Francia (40%) seguita dalla Svizzera (34%). Graduatoria rovesciata nel dopoguerra: Svizzera (34%), Francia (27%). Nel continente americano dominano gli Stati Uniti che insieme prima del 1940 raccoglievano il 97% dell’emigrazione nel Nuovo Mondo, scesa poi al 62% grazie all’emergere di nuovi poli attrattivi come Colombia e Venezuela. La fase più acuta dell’emigrazione emiliano romagnola all’estero, in rapporto alla popolazione, fu toccata tra il 1900 e il 1910 (nel 1907 emigrarono 41.098 cittadini, l’anno successivo 41.098) e il trend ha cominciato a scendere in modo deciso solo all’inizio degli anni ’70. Dallo studio emerge anche che ad emigrare furono prevalentemente gli uomini. Una curiosità che ha legami con l’attualità: per alcuni anni (1869-1876) lo Stato italiano registrò i dati dividendoli tra emigrazione regolare e clandestina.
(Clm)