Roma, 10 mar – Sui mercati di “seconda fascia”, invece, volano le performance della Russia (+36% a volume e +12% a valore), che si attesta come 12° piazza per il nostro vino; bene il Giappone (+6%), la Polonia (+10%), Svezia e Norvegia, mentre in grossa sofferenza sono l’Ungheria, che ha dimezzato gli acquisti e la Slovacchia. A un Brasile in calo del 2% da contraltare un Messico in piena espansione (+34%), mentre sul mercato asiatico, a Cina e Corea che “prendono fiato” (+1% e -1%) e a un’India in crisi (-17%) fanno da contrappeso le spettacolari performance registrate sulle piazze di Hong Kong (+29%) e Singapore (+17%). Crescita esplosiva per il mercato degli Emirati Arabi, con volumi aumentati del 50% e valori più che raddoppiati. “Chiudiamo un anno difficile – spiega Andrea Sartori, presidente di Unione Italiana Vini – in cui comunque il nostro prodotto ha tenuto le posizioni guadagnate in passato. Se guardiamo il contesto internazionale e quello che è accaduto ai francesi, specialmente negli Usa e in particolare con lo Champagne, oppure agli australiani, che per la prima volta in 15 anni hanno dovuto mettere il segno meno sui loro bilanci, non possiamo assolutamente lamentarci. Certo, è anche vero che quelli che vengono definiti a torto come ‘nuovi competitor’, ovvero Stati Uniti, Argentina, Cile e Sudafrica, hanno approfittato di questo anno di transizione per erodere quote di mercato ai produttori europei”. “I fondi messi a disposizione dalla nuova Ocm per la promozione del nostro vino – conclude Sartori – sono un’occasione unica, che non va sprecata in mille iniziative particolari e a volte concorrenziali tra loro. Forse sarà proprio la crisi a renderci per una volta più uniti in nome di un obiettivo comune, ovvero la salvaguardia di un prodotto che pur in un anno difficile è l’unico nel panorama dell’agroalimentare italiano a segnare un saldo import-export fortemente in attivo (+3,3 miliardi di euro)”.
(Apa)