Roma, 7 apr – Il tragico episodio avvenuto in Abruzzo
dimostra quanto possa risultare imprevedibile e distruttivo un terremoto, ma
evidenzia anche in modo inequivocabile la necessità di applicare efficaci
criteri di sicurezza alla progettazione degli edifici per prevenire la perdita
di vite umane e salvaguardare il patrimonio abitativo. Eppure forse non tutti
sanno che le conoscenze e le tecniche esistono già, e possono non essere
affatto costose. La conferma viene dai laboratori dell’Istituto nazionale di
ricerca sulla prevenzione disastri (Nied) di Miki, in Giappone, dove alla fine
del 2007 una casa di legno di sette piani e
realizzata dall’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree
del Consiglio nazionale delle ricerche (Ivalsa-Cnr) di San Michele all’Adige
(Trento) ha resistito con successo al test antisismico considerato il più
distruttivo per le opere civili: la simulazione del terremoto di Kobe
(magnitudo 7,2 sulla scala Richter), che nel 1995 provocò la morte di oltre
seimila persone. Mai prima al mondo una struttura interamente di legno e di
tali dimensioni aveva resistito a una simile forza d’urto. Il test è il
risultato finale di studi e ricerche durate cinque anni che hanno individuato
nella combinazione di materiali e connessioni meccaniche del prodotto “Sofie”
la tecnica costruttiva ideale contro i terremoti. Si tratta di un sistema
(detto anche X-Lam, Cross Laminated Timber) ideato una decina d’anni fa in
Germania ma sviluppato e perfezionato in Italia, che si basa sull’utilizzo di
pannelli lamellari di legno massiccio di spessore variabile dai 5 ai
incollati a strati incrociati. La ricerca condotta da Ivalsa-Cnr, grazie a un
progetto di ricerca finanziato dalla Provincia autonoma di Trento, ha
dimostrato in modo definitivo l’assoluta affidabilità e sicurezza, oltre al
valore aggiunto in termini di comfort abitativo, risparmio energetico e
rispetto per l’ambiente, del legno come materiale per l’edilizia: una valida
alternativa ai metodi costruttivi tradizionali, in acciaio o muratura, e
soprattutto un’alternativa economica, visto che, a parità di costi, le
prestazioni e i rendimenti sono migliori. Il test effettuato al Nied di Miki
sulla casa a sette piani segue un’analoga prova condotta dall’Ivalsa-Cnr nel
luglio 2006, sempre in Giappone, su una casa di tre piani, e una simulazione di
incendio nella quale l’abitazione è riuscita a conservare intatte le sue
proprietà meccaniche e inalterata la propria struttura portante dopo oltre
un’ora di fuoco. Il primo esempio di rigorosa applicazione della tecnologia Sofie
a un edificio pubblico è in fase di realizzazione a Trento, con un collegio
universitario di 5 piani che ospiterà – in piena sicurezza – circa 130 studenti.