Roma, 4 lug – Buone notizie per i malati di Alzheimer: una
nuova scoperta di un gruppo del Consiglio nazionale delle ricerche, coordinato
da Pietro Calissano e dell’Ebri (Centro europeo di ricerche sul cervello), guidato
da Antonino Cattaneo potrebbe portare a una cura di questa patologia che solo
in Italia affligge circa 500 mila persone con costi per la cura che vanno da
per ogni individuo. Il fattore di crescita neuronale (Ngf), la cui individuazione
valse il Nobel per la medicina alla professoressa Rita Levi Montalcini, blocca
nelle cellule nervose la produzione di un peptide, chiamato beta-amiloide, che
è il principale responsabile della malattia di Alzheimer. Una scoperta che apre
la strada a un impiego del Ngf per fini terapeutici. “Riuscire a capire il
meccanismo attraverso il quale il Ngf tiene bloccata questa via e la produzione
di questo peptide tossico potrebbero avere risvolti importanti per la
prevenzione e la cura della malattia” spiega Pietro Calissano, direttore
dell’Istituto di neurobiologia e medicina molecolare del Cnr. Prima di riuscire
a produrre un farmaco, però, bisogna ancora lavorare: “Occorre prima di tutto
produrre il Ngf umano in quantità sufficiente e renderlo farmacologicamente
disponibile – dice il ricercatore – ed è necessario trovare una via adeguata
per far arrivare una molecola grande come il Ngf al cervello, dove incontra una
barriera impermeabile”. Proprio per portare avanti la ricerca, nell’ambito
della collaborazione tra Cnr, Ebri, Fondazione Santa Lucia, Regione Lazio e
Filas Spa, la società regionale dedicata al sostegno all’innovazione, è stato
siglato oggi l’accordo con il quale quest’ultima concede un finanziamento di 4
milioni e 650 mila euro al settore delle neuroscienze, che costituiscono una
delle sei linee scientifiche del Distretto tecnologico delle bioscienze nel
Lazio.
(Amf)