Roma, 15 mag – “Abbiamo avuto il piacere di rivedere associazioni
storiche molto consolidate come quella di Ottawa e Montreal, altre che stanno
cambiando pelle come quella di Vancouver, altre ancora che hanno ripreso con
grinta le loro attività come quella di Toronto, che si era un po’ affievolita
fino a scomparire e che invece adesso si ripropone in grande forma”. Parla con
soddisfazione dell’ultimo viaggio in Canada la presidente della Consulta degli
emiliano-romagnoli nel mondo Silvia Bartolini che in questi giorni ha partecipato
attivamente all’assemblea plenaria del Cgie a Roma. “Abbiamo colto l’occasione
del centenario del conferimento della laurea in fisica a Guglielmo Marconi,
nostro illustre corregionale, chiedendo a Giorgio Comaschi di portare il suo spettacolo
dal titolo ‘Quello della Radio. Marconi, l’uomo che ha cambiato il mondo’ che
ha riscosso un grande successo”. Il viaggio in Canada è stato anche
un’occasione per incontrare le rappresentanze consolari e l’ambasciatore “che
si è dimostrato molto sensibile al tema della radio e della comunicazione che
interessa così tanto un paese grande come il Canada”. La presidente della
Consulta si è soffermata poi a parlare delle associazioni a cui occorre dare
maggior risalto. “Bisogna farlo con intelligenza – spiega Bartolini -, come
abbiamo fatto alla conferenza dei giovani italiani nel mondo a Roma”. “C’è
molta preoccupazione sul futuro dell’associazionismo – spiega Bartolini –. E’
la prospettiva, il futuro che spaventa. E il fatto che le associazioni si
pongano la domanda, secondo me è indice di grande intelligenza”. Più
protagonismo anche ai giovani: “bisogna dare loro spazio e strumenti che li
rappresentino e che li interessino: il cinema, internet, i portali, l’italiano
insegnato da loro. Il compito delle Regioni – spiega
quello di creare servizi e strumenti per rendere possibile la convivenza tra i
vari tipi di emigrazione e rendere i giovani italiani all’estero più
protagonisti. Ed è una bella sfida”, afferma la presidente. Nella gestione dei
fondi per le associazioni, l’Emilia-Romagna usa un sistema innovativo: molte Regioni
finanziano le associazioni indistintamente, noi invece facciamo un albo molto
selettivo del numero delle associazioni e finanziamo solo progetti. Ogni anno
emettiamo un bando di priorità e su quello, entro il 31 gennaio, le
associazioni fanno domanda”. Oltre a un sistema di selezione innovativo,
dimostra anche la volontà di rinnovare il concetto stesso di emigrazione: “I nostri
corregionali all’estero, come tutti gli italiani all’estero, sono i nostri
ambasciatori, una grande risorsa per promuovere l’immagine dell’Italia nel
mondo e anche il made in Italy”. E’ su questa idea che si basa gran parte della
politica attuale della Regione Emilia-Romagna per i corregionali nel mondo, e a
chi critica questo modo di agire, Silvia Bartolini risponde: “Noi siamo
disposti anche al confronto, a coordinarci di più per essere più efficaci, ma,
allo stesso tempo, vogliamo essere riconosciuti come coloro che attuano delle politiche
serie per gli italiani all’estero. Noi organizziamo corsi di italiano, teniamo
manifestazioni culturali, prestiamo assistenza in molti casi. E non approvo –
aggiunge – un certo fastidio che emerge da parte di alcuni nei confronti delle
Regioni come se noi fossimo capaci di portare solo del folklore. E’ vero: portiamo
dell’ottimo folklore, dell’ottima piadina, siamo i rappresentanti del gusto
italiano più che mai, ma lo facciamo con intelligenza e con modernità. Oggi
parlare di gusto e di cucina significa parlare di un settore economico molto
attraente in tutto il mondo”. “I budget che gestiamo per le politiche dei
corregionali nel mondo – prosegue Bartolini – sono frutto di scelte politiche
serie e importanti. Io chiedo più attenzione e più rispetto e la presa d’atto
che le Regioni sono, nell’ambito della Costituzione, istituzioni riconosciute
alla pari di altre”.
(Cle)