Roma, 19 mag – Dopo la “prova generale” in Sardegna si avvia
ufficialmente la rivoluzione televisiva. Alla mezzanotte Raidue e Rete4 si
spegneranno in analogico e saranno visibili solo in digitale terrestre nelle
province di Torino e Cuneo e in 74 Comuni della provincia di Asti (le province
orientali saranno coinvolte nel 2010). Successivamente, fra il 24 settembre e
il 9 ottobre, verrà spento il segnale analogico di tutti gli altri canali
presenti sul territorio delle tre province piemontesi e sarà possibile ricevere
tutta l’offerta televisiva gratuita esclusivamente in digitale. Due milioni e
900 mila le persone abitanti in 568 Comuni che da domani saranno quindi
costrette a dotarsi, per vedere Raidue e Rete4, di un decoder digitale da
collegare al televisore oppure di un nuovo televisore provvisto di decoder
integrato, come lo sono tutti quelli in vendita dallo scorso 3 aprile ma anche
molti degli apparecchi venduti negli ultimi due anni. In alternativa è
possibile acquistare un decoder esterno da collegare alla tv tramite presa
scart del costo di circa 30 euro nel caso se ne scelga uno privo di lettore di
smart card. I prezzi si alzano, dai 50 ai 150 euro, se si sceglie un modello
con lettore integrato, che all’occorrenza può ricevere altri canali. Per
agevolare la fascia economicamente più debole, è stato deciso un contributo per
l’acquisto del decoder: uno sconto di 50 euro effettuato direttamente dai
rivenditori autorizzati a chi ha un’età uguale o superiore ai 65 anni (compiuti
o da compiersi entro il 31 dicembre), un reddito uguale o inferiore ai 10mila
euro (riferito alla dichiarazione dei redditi 2007), ha pagato il canone tv
2009 ed è residente nelle località interessate. Per ogni informazione sono
disponibili il numero verde 800.022000 del ministero dello Sviluppo economico,
attivo dal lunedì al sabato dalle 8 alle 20 ed i siti
www.decoder.comunicazioni.it e www.piemontedigitale.it. Il quotidiano
versione on-line una guida a quello che definisce il “passaggio a nord ovest”
del piccolo schermo nella quale ricorda che “entro il 2012 tutti i maggiori
paesi europei avranno spento definitivamente la tv analogica”. Si citano quindi
le polemiche e i dubbi che stanno accompagnando questa transizione, da quelle
per un aggiornamento tecnologico imposto a spese del cittadino a quelle sulla
effettiva modernità della tecnologia. Cinque i vantaggi per i telespettatori
che il quotidiano torinese invece sottolinea: dalla moltiplicazione dei canali,
con quindi maggiore pluralismo (anche se si esprime il dubbio che si arrivi
solo ad un rafforzamento dello status quo “mantenendo dunque l’attuale
duopolio, con Rai e Mediaset, che avranno cinque, dieci o quindici canali a
testa”) alla migliore qualità audio-video: “Il segnale digitale – si sottolinea
– comporterà un netto passo avanti rispetto a quello analogico e, complice
l’acquisto di nuovi televisori da parte delle famiglie italiane, dovrebbe anche
accelerare il passaggio al formato panoramico 16:9 (rispetto al tradizionale
4:3). La nuova tecnologia, tuttavia, per ora non supporta l’HDTV, la tv ad alta
definizione (come quella disponibile su alcuni canali pay-tv di Sky). Per
quella bisognerà attendere i decoder di nuova generazione, in arrivo nei
prossimi anni”. Altra potenzialità positiva è quella della interattività: la
possibilità per gli utenti di partecipare direttamente alle trasmissioni, con
meccanismi di selezione e televoto più sofisticati. Si ricorda che anche il
servizio teletext (Televideo e affini) verrà implementato con l’aggiunta di
nuove funzioni. Per usufruire dell’interattività occorre un collegamento alla
linea telefonica fissa mentre non sono invece previste interazioni con la banda
larga, Internet, l’IPTV e quindi “proprio l’isolamento rispetto a Internet è
unafonte di polemiche sull’effettiva modernità e attualità della nuova
tecnologia”. Tra i vantaggi si citano anche la possibilità di fruire di servizi
a distanza gestiti dagli enti pubblici e la riduzione dell’inquinamento
elettromagnetico. La spesa per un decoder da collegare a un vecchio televisore
dipende dal modello scelto. Secondo Massimo Negarville, presidente del
Co.Re.Com Piemonte (il Comitato Regionale per le Comunicazioni), citato dalla
Stampa, i modelli con funzioni di interattività si attestano intorno ai 90
euro. Si ricorda quindi che il governo ha previsto un sostegno economico per
chi ha più di 65 anni o un reddito inferiore ai diecimila euro.
collegamento al decoder è semplice, un “problema immediato, banale ma
probabilmente diffuso, sarà quello della sintonia dei canali” e che, per
quanto riguarda gli impianti centralizzati, “è possibile che il proprio
impianto condominiale presenti filtri, difetti o altri intoppi tecnici che
impediranno la corretta visione del digitale terrestre. Pur avendo acquistato
il decoder, quindi, si potrebbero avere dei problemi nella ricezione dei
canali. In questo caso sarà necessario l’intervento di un antennista. Una città
come Torino, ad alta densità abitativa e ad alto tasso di antenne condominiali,
rappresenterà il primo vero terreno di prova in materia”. Si segnala anche che
“come ha confermato Andrea Ambrogetti, presidente di DGTVi (l’associazione che
riunisce Rai, Mediaset, Telecom e le altre aziende coinvolte direttamente nel
passaggio), non è prevista alcuna possibilità di decoder centralizzato che sia
in grado di servire più televisori. Tradotto in soldoni: se si vorrà continuare
a vedere la tv su più apparecchi diversi, bisognerà acquistare un decoder per
ogni televisore. Oppure, con una spesa ovviamente maggiore, più televisori
nuovi”. Infine si sottolinea che il digitale terrestre raggiungerà le stesse
aree che erano già “illuminate” dal segnale tradizionale e che quindi che allo
studio una piattaforma satellitare (TvSat) che dal 2010 dovrebbe portare i
canali in chiaro anche nei territori coperti poco o male dal segnale.
(Grm)