e l’École Supérieure Robert de Sorbon? Sono sedicenti istituzioni universitarie
il cui nome richiama tre delle più famose università al mondo, ma ovviamente
nulla hanno a che fare con le autentiche Stanford, Berkeley o Sorbonne di
Parigi. Tre casi emblematici di istituti che offrono titoli non riconosciuti, naturalmente
a pagamento. Questo fenomeno è stato approfondito dalla ricerca “Fabbriche di
titoli”, realizzata dal Cimea (Centro di informazione sulla mobilità e sulle
equivalenze accademiche) della Fondazione Rui (Residenze universitarie internazionali)
e dall’Istituto di studi politici San Pio V, sotto la direzione di Benedetto
Coccia e Carlo Finocchietti. Grazie all’internazionalizzazione dell’istruzione
superiore, all’aumento della cooperazione interuniversitaria, alla crescita
della mobilità internazionale di studenti, ricercatori e docenti, e all’armonizzazione
europea dei sistemi universitari nazionali, esistono a livello internazionale politiche
mirate ad assicurare qualità ai processi organizzativi e ai servizi formativi e
a migliorare la qualità del prodotto formativo, con standard riconosciuti e
verificabili. La ricerca della qualità postula una diffusa attività valutativa,
interna ed esterna alle università e la diffusione di pratiche di
accreditamento degli istituti basate sulla misurazione e la verifica di
standard. “Tuttavia – spiega Carlo Finocchietti, direttore del Cimea – riescono
a insediarsi zone franche, abitate da istituti che solo nominalmente si
autodefiniscono d’istruzione superiore e che si sottraggono a qualsiasi pratica
di controllo, di verifica esterna e di valutazione comparativa. Si tratta d’istituzioni
autoreferenziali che sfruttano l’amplissima libertà che i paesi moderni
garantiscono alla scienza, alla ricerca e all’educazione. Queste istituzioni private
si autodefiniscono non-traditional e si annidano nelle zone di confine dell’istruzione
superiore, in particolare dell’istruzione permanente e dell’istruzione a
distanza. Più analiticamente – continua Finocchietti – è possibile individuare
tre distinte bad practices che caratterizzano il mercato dell’istruzione
superiore dequalificata o irregolare. Il primo comportamento negativo consiste nell’adulterazione
del retroterra formativo del titolo accademico e nei connessi processi di
dequalificazione dei titoli. Il secondo comportamento negativo genera l’incerta
identità delle istituzioni transnazionali e l’elusione dei normali procedimenti
di monitoraggio, accreditamento, ispezione e sanzione. Il terzo comportamento
negativo attiene alla contraffazione dei curricula e alla falsificazione dei
titoli”. All’interno della ricerca sono stati individuati 50 casi di fabbriche
di titoli immaginari. Emblematico quello della Pebble Hills University che ha
sede a Seborga, un piccolo comune in provincia di Imperia, che rilascia titoli riconosciuti
dal Department of Education di Seborga, “organismo – sottolinea la ricerca –
del tutto immaginario visto che il paese non ha neanche le scuole medie”. (Red)