Roma, 30 lug – Nel 2008, in Italia, 1.126.000 famiglie (il 4,6% delle famiglie residenti) risultano in condizione di povertà assoluta per un totale di 2 milioni e 893 mila individui, il 4,9% dell’intera popolazione. E’ l’allarmante dato comunicato dall’Istat all’interno del rapporto “La povertà in Italia nel 2008”. La stima dell’incidenza della povertà assoluta – spiega l’Istat – viene calcolata sulla base di una soglia di povertà che corrisponde alla spesa mensile minima necessaria per acquisire un determinato paniere di beni e servizi. Tale paniere, nel caso specifico, rappresenta l’insieme dei beni e servizi che, nel contesto italiano e per una determinata famiglia, sono considerati essenziali a conseguire uno standard di vita minimamente accettabile. Le famiglie con una spesa mensile pari o inferiore al valore della soglia, che si differenzia sia per dimensione e composizione per età della famiglia, sia per ripartizione geografica e ampiezza demografica del comune di residenza, vengono classificate come assolutamente povere. La stima puntuale dell’incidenza che, per il 2008, è risultata pari al 4,6%, oscilla – specifica l’Istat -, con una probabilità del 95%, tra il 4,3% e il 5%. I profili territoriali e familiari tra i quali la povertà assoluta è maggiormente diffusa – aggiunge l’Istat – ricalcano quelli già delineati in termini di povertà relativa. Il fenomeno è maggiormente diffuso nel Mezzogiorno (7,9%), dove anche l’intensità di povertà assoluta, pari al 17,3%, è leggermente superiore a quella osservata a livello nazionale (17%). Si conferma lo svantaggio delle famiglie più ampie (se i componenti sono almeno cinque l’incidenza è pari al 9,4% e sale all’11% tra le famiglie con tre o più figli minori), dei monogenitori (5%) e delle famiglie con almeno un anziano (in particolare, quando l’anziano è la persona di riferimento l’incidenza è pari al 5,7% e sale al 6,9% se è l’unico componente della famiglia), oltre a quello associato con le situazioni di mancanza di occupazione o di bassi profili occupazionali: tra le famiglie con a capo una persona occupata, le condizioni peggiori si osservano tra gli operai o assimilati, 5,9%, mentre i valori più elevati si rilevano quando la persona di riferimento è in cerca di occupazione, 14,5%, e nelle famiglia in cui non sono presenti occupati né ritirati dal lavoro,19,9%. Dal 2007 al 2008 – spiega l’Istat -, l’incidenza di povertà assoluta è rimasta sostanzialmente stabile a livello nazionale, ma è significativamente aumentata nel Mezzogiorno, passando dal 5,8% al 7,9%. La condizione di povertà assoluta peggiora tra le famiglie di quattro componenti, in particolare coppie con due figli, soprattutto se minori; tra le famiglie con a capo una persona con licenza media inferiore, con meno di 45 anni o con a capo un lavoratore autonomo. L’incidenza aumenta, inoltre, tra le famiglie con almeno un componente alla ricerca di occupazione, soprattutto quando si tratta della persona di riferimento. Un leggero miglioramento si osserva solo tra le famiglie dove si associa la presenza di componenti occupati e di ritirati al lavoro. (Roc)