Buenos Aires, 23 set – Solidarietà dal mondo dei Comites argentini e non solo al consigliere del Comites di Buenos Aires, Dario Signorini, che nel corso dell’Assemblea del Comitato, secondo la testata locale ‘L’Eco d’Italia’ sarebbe stato oggetto di una discriminazione da parte del vice presidente del Comites stesso, Antonio Turtura. Infatti, da quanto si apprende da un editoriale del direttore Alessandro Cairo, Turtura avrebbe affermato che Dario Signorini “non può considerarsi italiano poiché nato in Argentina” per impedirgli l’espressione della sua opinione. Dure le reazioni dal mondo dell’emigrazione locale e le dichiarazioni di solidarietà nei confronti di Signorini. Il vicepresidente della Commissione affari esteri della Camera, Franco Narducci, deputato del Pd eletto all’estero, commenta così l’accaduto: “è un fatto aberrante e ‘contra legem’, un atteggiamento preoccupante soprattutto se manifestato da chi è nel mondo dell’emigrazione e ben che conosce le norme che regolano la cittadinanza italiana ispirata allo ius sanguinis”.“Il dott. Signorini – ha precisato Narducci – è stato cooptato come oriundo in ottemperanza alla legge e con tutti i diritti che ne derivano, nel frattempo lo stesso ha riacquistato la cittadinanza italiana secondo il principio dello ius sanguinis e in accordo con le leggi dello Stato italiano che garantiscono tuttora il carattere ereditario della cittadinanza, manifestando attenzione agli italiani all’estero e ai loro discendenti”. “Una dichiarazione del genere è preoccupante”, il commento di Juan Carlos Paglialunga, presidente dell’Intercomites Argentina “giacché non si possono permettere episodi di discriminazione nel nostro paese, l’Argentina, il quale è da nord a sud popolato da una delle maggiori collettività di italiani all’estero”. Il consigliere Cgie Gerardo Pinto paventando il rischio che discriminazioni del genere sulla coesione della comunità italiana, fa sapere: “spero che il vicepresidente Turtora possa chiarire pubblicamente questa situazione discriminatoria, totalitaria e fuori luogo, che non fa altra cosa che ritornare cento anni indietro e disunire alla colletività italiana in Argentina”. Marcello Romanello, consigliere Cgie, chiede le pubbliche scuse del vice presidente Turtora, “poiché l’offesa rivolta al collega membro del Comites è grave sia per la funzione di chi l’ha espressa sia perché colpisce tutti i discendenti di italiani nel mondo. Per questo esprimo la mia più ampia solidarietà a Dario Signorini e a tutti gli italiani jure sanguinis che le parole di Turtora hanno offeso”.
(San/Sis)