Roma, 22 nov – I soci ‘extracomunitari’ rappresentano oltre il 3% dei 3 milioni di soci delle 20.500 cooperative aderenti a Confcooperative. Lo rende noto l’organizzazione presieduta da Luigi Marino in occasione del convegno “La Caritas in Veritate e l’accoglienza dei lavoratori immigrati”, organizzato dal Forum delle persone e delle associazioni cattoliche (Cisl, Confcooperative, Confartigianato, Cdo, Mcl e Acli) e svoltosi oggi a Roma. Al Nord superano il 4%. I soci ‘extracomunitari’ raggiungono l’11,6% nelle cooperative di lavoro e servizi. Sono più del 6,6% nelle cooperative sociali. Anche nelle cooperative di abitazione più del 2% dei soci provengono da paesi extra Ue. “Il 12,3% delle 510 mila persone occupate nelle cooperative aderenti a Confcooperative – si legge in una nota dell’organizzazione – è proveniente da Paesi extra Ue con punte del 20% nella cooperazione di produzione e lavoro. La percentuale cresce tra i soci lavoratori. Sono immigrati ‘extracomunitari’ il 25% dei soci lavoratori. Sono oltre il 35% degli occupati i lavoratori immigrati extra Ue che operano nel settore della logistica, della movimentazione merci e nei servizi di imballaggio e confezionamento”. “Nelle cooperative agricole e agroalimentari – spiega Confcooperative – gli occupati provenienti da Paesi extra Ue sono il 13,6% rispetto al totale della forza lavoro. Nelle cooperative sociali la manodopera ‘extracomunitaria’ rappresenta il 9% del totale della forza lavoro. Sono il 9,2% nelle cooperative di tipo A e l’8,1% in quelle di tipo B. La percentuale di lavoratori extra Ue sale ad oltre il 20% nelle strutture e nei servizi di assistenza infermieristica per anziani. Si tratta, in larga misura, di soci lavoratori donne (quasi il 60% degli occupati extra UE del settore)”. (Red)