Roma, 17 feb – Sono “antichi” e “vasti” i legami tra Italia e Argentina. Così li ha definiti Loris Zanatta, docente di Storia dell’America latina all’Università di Bologna, durante il convegno “Damnatio Memoriae – Argentina tra emigrazioni e storia d’Italia” tenutosi ieri a Roma presso la Casa della storia e della memoria e presentato dall’associazione Ponte della memoria e dall’Anpi. Insieme a Zanatta sono intervenuti il docente, storico, scrittore e giornalista argentino Osvaldo Bayer e Fabian D’Aloisio e Bruno Napoli, professori e ricercatori di Historia de Madres presso l’Università popolare delle Madres de Plaza de Mayo a Buenos Aires, moderati da Camilla Cattarulla, docente di Lingua e letterature ispano-americane presso l’Università Roma Tre. “La storia umana è fatta di movimento e incontri che provocano inevitabilmente degli scontri, dei conflitti”, ha detto Zanatta parlando di emigrazione. “Se non si ricorda l’emigrazione – ha aggiunto Cattarulla – non si può essere un Paese predisposto all’immigrazione”. Proprio da queste basi ha costruito il proprio intervento Zanatta che ha messo a confronto l’emigrazione italiana in Argentina del passato con l’immigrazione straniera in Italia oggi. L’emigrazione italiana e spagnola in Argentina è stata “un’emigrazione di massa” e raggiunse in pochi anni, soprattutto tra la fine dell’Ottocento e la prima guerra mondiale, “una dimensione che non ha pari nella storia dell’umanità”, ha sottolineato Zanatta. Si trattava, inoltre, di un’emigrazione “eterogenea”, composta “da vittime e carnefici, da desaparecidos e militari, da imprenditori e braccianti, da contadini e intellettuali, da fascisti e anarchici”, ha precisato il docente dell’ateneo bolognese. Molto differente il fenomeno attuale in Italia: gli immigrati corrispondono ancora a “una piccola percentuale rispetto alla popolazione italiana”. “In Italia oggi si parla di ‘italianità’ e di ‘anti italiano’” parole che fanno parte di “un immaginario di un’identità eterna che rischia di ‘saltare’ a causa degli immigrati”, afferma Zanatti. Come ha spiegato Bayer, in Argentina all’epoca qualche esponente del governo parlava di “immigrazione selezionata”, aspirando a ricevere lavoratori dal Nord Europa, anche se questi ultimi preferivano emigrare negli Stati Uniti. Il maggior numero degli immigrati erano spagnoli e italiani. “Con loro – ha spiegato Bayer – arrivano le ideologie politiche legate all’anarchia e al movimento operaio” e iniziano i primi grandi scioperi. Tra gli anarchici italiani, Bayer si è soffermato sulla figura di Severino Di Giovanni, fucilato dai militari in Argentina nel 1931, a cui lo studioso argentino ha dedicato un saggio. “Di Giovanni è stato una figura maledetta dell’Argentina – ha detto Bayer – dipinto come uno dei peggiori criminali del Paese, ma che aveva una storia diversa da quello che la stampa borghese dell’epoca riportava”, una storia ancora troppo in ombra, secondo Bayer, che definisce Di Giovanni un “lottatore perseguitato”.
(Cle)