Roma, 8 mar – Inevitabile come ogni anno, nella ricorrenza dell’8 marzo, la pubblicazione di dati e statistiche per fare il punto sulla disparità di genere nel mondo. Secondo una classifica dell’Ocse, diffusa oggi, l’Italia è uno dei Paesi con il più basso tasso di occupazione femminile tra quelli che fanno parte dell’organizzazione internazionale (stanno peggio solo la Grecia e il Messico). Secondo l’Ocse, il tasso di occupazione femminile è, in generale, cresciuto negli anni passando dal 45% del 1970 al 58% del 2008 al 62% di oggi, ma esistono ancora grandi differenze tra i singoli Paesi. Nei Paesi del nord ad esempio il tasso di occupazione delle donne è superiore al 70% (il Paese con il picco più alto di occupazione femminile è l’Islanda con l’80%) mentre nei Paesi dell’area mediterranea come Grecia e Italia, il tasso è ancora inferiore al 50%. Nel rapporto dell’Ocse si sottolinea poi che ancora oggi nel mondo “le donne guadagnano circa un quinto in meno degli uomini”, che “l’orario ridotto è scelto da una su quattro donne che lavorano mentre tra gli uomini è diffuso solo per il 6%” perché “sono le donne ad occuparsi maggiormente della cura dei figli e degli anziani”. In Australia, dove la ricorrenza dell’8 marzo è stata celebrata con numerosi eventi, le donne continuano ad essere remunerate con il 17% in meno rispetto agli uomini nonostante una legge abbia stabilito la parità di salario. In un convegno nella capitale Canberra, promosso dall’ente umanitario Oxfam, è stato poi discusso il futuro delle donne aborigene in Australia, in un vertice di 50 donne provenienti da diverse comunità. E a pesare sulla condizione della donna non c’è solo la diversità di trattamento economico. Nel mondo le donne continuano a subire violenze e discriminazioni sociali e la situazione è particolarmente grave in alcuni Paesi. Oggi il vicepresidente dell’Afghanistan Muhammad Karim Khalili ha lanciato un allarme per il continuo aumento delle violenze contro le donne. Intervenendo in una riunione speciale a Kabul alla vigilia della Giornata internazionale della donna, Khalili ha dichiarato che “la violenza contro le donne è anticostituzionale e contro l’Islam” e che “per prevenirla bisogna impartire severe punizioni a chi vi è implicato”. Nel Paese stanno crescendo anche i casi di donne che si danno fuoco per sfuggire alle violenze e alla repressione consumate in famiglia e secondo il ministero per gli Affari femminili, nei primi nove mesi del 2009 ne sono stati registrati 100 casi. Per migliorare la condizione delle donne in Afghanistan si sta impegnando la cooperazione italiana. “In un paese martoriato dalle bombe in cui il tasso di mortalità materna è uno dei più alti del mondo (1.600 ogni 100.000) – si legge in un comunicato – i rappresentanti della Cooperazione italiana hanno partecipato alla Giornata delle donne per inaugurare un locale con cucina nel Dipartimento provinciale del ministero degli Affari femminili”. Nella nota si legge ancora che “le donne formate nel corso degli anni avranno la possibilità di auto sostenere la propria attività, fungendo da punto di ristoro anche per i vicini Dipartimenti di altri ministeri”. Ma la situazione resta ancora drammatica e dall’Afghanistan all’estremo oriente e fino all’America latina, la situazione non cambia. Secondo un allarmante rapporto del programma dell’Onu per lo Sviluppo, in India e Cina sono circa 85 milioni le bambine e ragazze scomparse. “Nel 2007 – si legge nel documento – il numero di donne e ragazze che si consideravano scomparse, vittime di trattamenti discriminatori nell’accesso alla salute o all’alimentazione, o che erano state eliminate prima della nascita, era vicino a 100 milioni in sette paesi asiatici”. Una strage che non accenna a diminuire e inoltre, secondo il rapporto dell’Onu “la segregazione e gli abusi quotidiani mettono a rischio la stessa sopravvivenza delle donne nella regione dell’Asia-Pacifico, dove esiste uno dei più bassi livelli di presenza femminile nella politica, nel mondo del lavoro e nella proprietà immobiliare”. In Guatemala, ha spiegato oggi il direttore generale dell’Unicef Ann M. Veneman “il centro dell’Unicef ospita ragazze di tredici anni salvate dai bordelli. Le storie di sofferenza sono semplicemente inimmaginabili: terribili situazioni di stupro, prostituzione, tortura e innocenza perduta”. “Con l’aiuto dell’Unicef e dei suoi alleati – ha spiegato il direttore generale dell’Unicef – a molte di queste ragazze viene data ora la possibilità di guarire e di ricostruire una vita migliore attraverso l’istruzione e le cure. Mentre queste ragazze sono state salvate, purtroppo, tante altre rimangono intrappolate in un mondo sotterraneo di abusi”. “Milioni di ragazze adolescenti vivono, nel mondo, in condizioni di povertà,discriminazione e disuguaglianza di genere e sono soggette a violenze, abusi e sfruttamento – ha spiegato -. Il risultato è non solo la sofferenza delle ragazze stesse, ma un ciclo continuo di oppressione e di abuso. In questo 8 marzo Giornata internazionale della donna – ha detto ancora il direttore generale dell’Unicef – sottolineiamo che la comunità internazionale, insieme con i governi di tutto il mondo, deve lavorare in modo più incisivo per garantire che ogni bambina abbia diritto ad un’infanzia che le consenta di raggiungere il suo pieno potenziale”. (PO / Clr)
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Italiani nel mondoNove Colonne ATG è il corrispondente da Roma per molti giornali italiani editi all’estero. Ogni settimana…