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FRATTINI A GORIZIA: ITALIA GUARDA CON INTERESSE AI BALCANI

it@withub.it by it@withub.it
8 Marzo 2010
in Protagonisti
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Gorizia, 8 mar – Ha aperto il suo intervento esprimendo “il più vivo apprezzamento per l’organizzazione di questo Forum che conferma il forte interesse dell’imprenditoria italiana verso i Balcani, nel solco della tradizionale attenzione che l’Italia rivolge a questa area geografica” il ministro degli Affari esteri, Franco Frattini a Gorizia in occasione dell’ International Desk Forum su gli “Scenari dello sviluppo dell’Area Adriatico – Balcanica”. “La crisi economica dello scorso anno – – ha detto Frattini – ha messo a dura prova il Sistema Italia investendo pesantemente anche l’interscambio tra Italia e Balcani con un calo in media del 22% per le nostre esportazioni e del 6% delle nostre importazioni. Pur continuando ad essere tra i primissimi partner commerciali nei singoli mercati oltre Adriatico, – ha detto il ministro – il primato italiano negli ultimi anni si è progressivamente indebolito, non solo a causa dell’affermarsi di altri competitors come la Francia e la Germania, ma soprattutto a causa della “disarticolazione” che spesso caratterizza i numerosi interventi italiani nell’area. La posizione privilegiata di cui il made in Italy gode nell’Europa centro meridionale costituisce un interesse vitale del Paese. Occorre, quindi, sostenere le dinamiche innescate dalla ripresa economica italiana, puntando però, ad un maggiore coordinamento e ad una maggiore sistematicità delle azioni e degli interventi realizzati da tutti i soggetti preposti all’internazionalizzazione del nostro Sistema Italia. Per consolidare, inoltre, la presenza italiana nell’area Adriatico – Balcanica, non si può prescindere dal rilancio degli investimenti italiani diretti nell’area, che risultano ad oggi ancora esigui in termini numerici e di valore”.  Per quanto riguarda la presenza italiana nei Blacani, settori strategici, quali il comparto energetico e le infrastrutture, offrono rilevanti opportunità per le nostre aziende – ha detto Frattini alla platea presente al Forum sull’Area Adriatico-Balcanica – e gli ultimi sviluppi consolidano le prospettive di un’accelerazione dei nostri investimenti nell’area. L’accordo tra Italia e Montenegro, firmato lo scorso 6 febbraio, per la costruzione di un cavo di interconnessione elettrica da 1000 MW, identifica nei Balcani un bacino strategico di approvvigionamento energetico, in particolare per l’energia da fonti rinnovabili, coerentemente con le sollecitazioni che provengono da Bruxelles. Lo sviluppo delle reti infrastrutturali – con i numerosi progetti dei singoli governi e i progetti di portata regionale dal valore strategico come i Corridoi Paneuropei Cinque e Otto, nonché con la futura creazione di una Comunità di Trasporti tra i Paesi dei Balcani e la UE, il cui trattato è ancora in fase di negoziazione – contribuisce a rafforzare la visione di un’Europa centro meridionale dinamica e decisa ad avanzare nel suo processo di integrazione con il resto del continente. Lo sviluppo di una rete infrastrutturale europea, efficace e ramificata, è una battaglia cruciale per il futuro del continente europeo e in particolare per quelle regioni come il Friuli Venezia Giulia che costituiscono lo snodo centrale tra varie macro-regioni. L’esigenza di ammodernare il sistema infrastrutturale del Friuli Venezia Giulia, in particolare i porti di Trieste e Monfalcone in una logica di sistema, va sostenuta ed incoraggiata, quale occasione irripetibile per confermare il ruolo di questa regione quale porta privilegiata dell’Italia verso est. Gli operatori economici – italiani e balcanici – chiedono di accelerare questo processo di integrazione delle reti di comunicazione. Un processo che si inserisce con coerenza nel più ampio disegno politico di allargamento dell’Unione Europea a sud-est. Tutti i Governi dell’area hanno confermato d’altronde questa scelta impegnandosi in un processo di riforma interna, difficile e laborioso, che ha avuto come faro l’integrazione nella UE, percepita come modello di pace, democrazia e sviluppo economico.  Il ministro si rivolge poi alla platea dell’International Desk Forum sottolineando le prospettive e i rischi di un rapporto delicato dell’area con l’Europa. “Certamente occorre – spiega Frattini – che l’Unione Europea dia risposte concrete a sostegno della prospettiva europea della regione”. Il ministro degli Esteri italiano ricorda poi il suo impegno e quello dell’Italia nella costruzione di un rapporto durevole e costruttivo. “L’Italia – spiega – continuerà a dare un contributo originale e costruttivo alle politiche della UE nei Balcani. Già nel lontano 1989, all’indomani del crollo del muro di Berlino, il nostro paese seppe cogliere prima di molti altri l’esigenza di accelerare l’integrazione dell’Europa centro meridionale nel resto del Continente. Lo facemmo con visione e coraggio, lanciando quell’Iniziativa Centro Europea (InCE) che trova non a caso in questa Regione, a Trieste, la sede del proprio Segretariato Generale. Un’esperienza che si è dimostrata vincente se si considera che oggi la metà degli Stati Membri dell’InCE è entrata nell’Unione Europea. Abbiamo poi ribadito nel 2000 il nostro impegno in chiave regionale a favore del processo di integrazione europea dei Balcani Occidentali lanciando l’Iniziativa Adriatico Ionica (IAI) della quale ricorre tra qualche mese il decimo anniversario”. “L’esperienza maturata in questi anni – aggiunge Frattini – conferma l’esigenza di focalizzare la nostra attenzione sulla regione adriatica quale area strategica per l’Europa, in linea con l’esperienza già fatta o che si accingono a fare altre macro-regioni europee come il Baltico e il Danubio. Oggi riteniamo che vi siano le condizioni per una riflessione concreta sull’ipotesi di una Strategia europea per l’Adriatico e lo Ionio. Intendiamo approfondire questa prospettiva muovendoci con i Paesi membri interessati ed i Paesi terzi che gravitano sul bacino, in piena intesa con la Commissione e coinvolgendo nella misura più ampia possibile le nostre Regioni ed il Comitato delle Regioni”. “L’Adriatico è da secoli motore di sviluppo economico e fucina di cultura. Le sue capacità di armonizzare realtà diverse lo rendono un patrimonio di tutta l’Europa, che va valorizzato adeguatamente con politiche mirate al sostegno della crescita sociale ed economica. L’Italia – conclude – ha avviato in tale ottica una decisa azione di rilancio e rafforzamento degli strumenti di cooperazione regionale, in primis InCE e IAI, nella convinzione che le potenzialità dell’area adriatico-balcanica sapranno confermare questa regione quale cuore pulsante dell’Europa nel XXI Secolo”

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