Bruxelles, 8 giu – “La detenzione dei migranti nei centri di
23 Paesi europei provoca “danni alla salute fisica e mentale”, soprattutto tra
le categorie più vulnerabili come donne e minori. Richiedenti asilo e immigrati
irregolari soffrono di “ansia, depressione, emigrazione, perdita di peso,
insonnia” dovute allo stress psico-fisico di trovarsi privati della libertà
“senza aver commesso nessuno reato”, inattivi, senza contatti con l’esterno, in
condizioni igieniche precarie, nell’incertezza del futuro. L’80% dei
richiedenti asilo non sa quando potrà uscire dal centro. Molti equiparano il
loro centro di detenzione ad una “prigione” e in molti centri sono stati
registrati abusi fisici e verbali”. E’ quanto emerge, in sintesi, da uno studio
di 400 pagine realizzato dal Jesuit refugee service-Europe, il servizio dei
gesuiti che ha sede a Bruxelles, che ha coinvolto organizzazioni non
governative di 23 Paesi europei. L’Italia ha collaborato tramite il Centro
Astalli, ma né in Italia né nel Regno Unito sono stati intervistati migranti.
Il progetto “Diventare vulnerabili durante la detenzione”, presentato oggi a
Bruxelles, è cofinanziato dalla Commissione europea tramite il Fondo europeo
per i rifugiati. Dal rapporto emerge che “più è lunga la detenzione più le
condizioni dei migranti peggiorano”. Per questo vengono suggerite una serie di
raccomandazioni ai decisori europei e agli Stati membri: la richiesta che “i
richiedenti asilo non siano detenuti durante la procedura”; l’attuazione, per i
richiedenti asilo, di “misure alternative alla detenzione che rispettino la
dignità umana e i diritti fondamentali”; un sistema di identificazione dei
bisogni dei richiedenti asilo e delle categorie più vulnerabili attivo “nei
luoghi di ingresso” (terra, mare o aria); e nel caso non si possa evitare la
detenzione, “che sia usata per il minor tempo possibile”, con il “supporto di
aiuto legale e/o assistenza fin dal primo giorno di detenzione”. Si chiede,
inoltre, che vengano date ai richiedenti asilo “tutte le informazioni
necessarie, in forma scritta ed orale, nella lingua che comprendono, per poter
avviare la domanda di asilo”, ma anche la possibilità di svolgere attività
“fisiche ed intellettuali”, di “avere contatti con il mondo esterno”, e
“adeguate cure mediche, comprese quelle psicologiche”. (Com)