Roma, 9 giu – Per decenni la Turchia è stato uno degli alleati più docili degli Stati Uniti, uno Stato di confine ai margini del Medio Oriente che realmente ha seguito la politica americana. Ma, recentemente – osserva il New York Times -, l’approccio di Ankara alla regione di cui fa parte è cambiato notevolmente. Parole e metodi sono tesi a provocare Washington e ora sono i suoi stessi interessi a prevalere. Dopo l’attacco israeliano a una delle imbarcazioni della Freedom Flotilla, la svolta politica turca è ormai sotto gli occhi di tutti. Circa un mese fa, la Turchia aveva fatto infuriare la Casa Bianca con l’accordo raggiunto con Brasile e Iran per l’arricchimento dell’uranio. Martedì, al summit regionale sulla sicurezza che si è tenuto a Istanbul, ha accolto calorosamente il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad e il premier russo Vladimir V. Putin. E adesso il premier Recep Tayyip Erdogan è considerato addirittura un eroe per il mondo arabo. “Eppure – prosegue il quotidiano americano – le cose non sono certo cambiate in 48 ore”.