Il burqa “deve rimanere vietato per ragioni di pubblica sicurezza, né presunte interpretazioni religiose costituiscono ‘giustificati motivi’ per eludere tali esigenze di ordine pubblico”. Lo ha deciso il Comitato per l’Islam italiano riunitosi al Viminale. “Il Comitato – spiega una nota-, intervenendo su queste proposte dal punto di vista dei rapporti con l’Islam, ha chiarito che quello del burqa e del niqab non è un obbligo religioso che derivi dal Corano, né è riconosciuto come tale dalla grande maggioranza delle scuole giuridiche islamiche. La materia – spiega il Viminale – va dunque ‘deconfessionalizzata’, e il Comitato suggerisce che le leggi evitino ogni specifico riferimento all’Islam e a questioni che attengano al velo o alla condizione della donna musulmana, limitandosi a ribadire che persone travisate in modo da non essere riconoscibili – salvi giustificati motivi che attengono alla salute o alla sicurezza nella circolazione o sul lavoro – non possono essere identificate dalle forze dell’ordine, individuate dai conoscenti e se del caso descritte dai testimoni. La riconoscibilità delle persone deve essere invece garantita, tanto più a fronte del rischio internazionale – che non è scomparso – collegato al terrorismo”. Il parere del Comitato viene inviato dal ministro dell’Interno al presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera Donato Bruno, davanti alla quale si è avviata la discussione di varie proposte di legge in materia.
(PO / Red)