Tovaglie e tovaglioli di stoffa o tovagliato monouso? Di fronte a questo dilemma il settore alberghiero dovrebbe tenere conto anche dell’impatto ambientale. Da una parte ci sono coltivazione e approvvigionamento del cotone, filatura del cotone, tessitura del filato, nobilitazione del tessuto, imballaggio e distribuzione del prodotto, uso e trasporti presso le industrie, lavaggio e fine vita. Dall’altra parte ci sono la coltivazione e l’approvvigionamento del legno, la produzione della polpa di cellulosa e da carta di macero, la produzione della bobina di carta, la trasformazione della carta in tovagliato, imballaggio e distribuzione del prodotto fino al fine vita. Che cosa inquina di più? Secondo la «ricerca sull’impatto ambientale di prodotti riutilizzabili e monouso nel settore turismo», presentata da Assosistema, l’Associazione del sistema industriale integrato dei servizi tessili e medici affini, l’uso della carta rispetto al tessile incide più del 53% sul riscaldamento globale, più del 30% sull’impoverimento dello strato di ozono e più del 45% in termini di ossidazione fotochimica (smog). Realizzato dall’Istituto di ricerca Ambiente Italia nell’ambito del tavolo di lavoro Ebli (ente bilaterlae costituito da Assosistema insieme alle organizzazioni sindacali), lo studio sul Lca (Life Cycle Assessment) mette in luce i diversi impatti ambientali legati all’utilizzo di tovagliati monouso rispetto a prodotti riutilizzabili, con particolare riferimento alle modalità di riuso garantite da un lavaggio del prodotto tessile effettuato su scala industriale e con impianti di abbattimento degli inquinanti all’avanguardia. Per quanto riguarda l’effetto serra, dalla ricerca emerge che l’impatto di un prodotto tessile riutilizzato per 175 cicli, corrisponde all’impatto di circa 75 prodotti cartacei monouso mentre sul fronte del solo impoverimento dello strato d’ozono, si nota che l’impatto di un prodotto tessile riutilizzato per 100 cicli corrisponde all’impatto di circa 75 prodotti cartacei monouso. Passando all’ossidazione fotochimica, l’impatto di un prodotto tessile riutilizzato per 175 cicli corrisponde all’impatto di circa 100 prodotti cartacei monouso mentre per quanto riguarda l’acidificazione, si nota come l’impatto di un prodotto tessile riutilizzato per 100 cicli corrisponde circa all’impatto di un prodotto cartaceo utilizzato 75 volte e anche l’impatto di un prodotto tessile riutilizzato per 175 cicli corrisponde circa all’impatto di 125 prodotti cartacei monouso. Il tovagliato riutilizzabile evidenzia, sempre rispetto al tovagliato monouso, un profilo a minore impatto ambientale nel ciclo di vita sia variando il numero di cicli di lavaggio, sia variando la grammatura, nel caso in cui fosse smaltito in discarica, sia infine nel caso in cui il tovagliato monouso sia 100% riciclato e riciclabile. In base ai risultati ottenuti dal confronto tra il prodotto tessile e quello cartaceo, emerge che il tovagliato riutilizzabile rispetto al tovagliato monouso garantisce il risparmio nel ciclo di vita del 50% di risorse non rinnovabili senza contenuto energetico (materiali), del 30% di risorse non rinnovabili con contenuto energetico (combustibili), del 53% di risorse rinnovabili senza contenuto energetico (consumo d’acqua), del 94% di risorse rinnovabili con contenuto energetico. Secondo Assosistema, sono le lavanderie, a causa del consumo di combustibili ed energia elettrica, a rappresentare il vero «collo di bottiglia » dell’intero ciclo produttivo del prodotto tessile. Un miglioramento in tal senso può scaturire minimizzando tali consumi a parità di efficienza produttiva (per esempio effettuando un audit energetico e/o elettrico ai macchinari) ed eventualmente favorire l’utilizzo di fonti rinnovabili rispetto a quelle fossili (analizzare l’eventuale installazione di pannelli fotovoltaici, acquistare solo energia prodotta da fonti rinnovabili). Un altro aspetto negativo, legato alla fase d’uso, è il trasporto da e verso il cliente. Un miglioramento – suggerisce Assosistema – può derivare dal ridurre le distanze dei tragitti oppure prevedere l’acquisto di mezzi alimentati a metano, per le piccole consegne, e mezzi a basse emissioni (per esempio Euro 4) per i tragitti di lunga distanza ed eventualmente favorire il trasporto su rotaia.