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PROTAGONISTI ITALIANI NEL MONDO: FARNESINA PUNTA A FARE RETE

it@withub.it by it@withub.it
28 Ottobre 2010
in Protagonisti
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Codroipo, 28 ott – Fare rete: è questo l’imperativo categorico scaturito al termine della prima giornata della Conferenza dei Protagonisti Italiani nel Mondo, che ha visto riuniti a Villa Manin, vicino Udine, 80 imprenditori di origine italiana che hanno trovato la fortuna all’estero, e provenienti da 28 paesi diversi per portare ciascuno la propria esperienza. Fare rete all’estero, per mettere in contatto realtà diverse tra loro ma potenzialmente in grado di comunicare e risollevare e sostenere il Sistema Paese, e fare rete anche in Italia, per rilanciare quel marchio ‘made in Italy’ la cui leadership pare minacciata dall’espansione dei mercati e dalla scarsa percezione della sua eccellenza (se è vero, come è vero, che la metà degli studenti cinesi è convinta che la Ferrari sia tedesca…). Ecco allora che secondo il senatore Alfredo Mantica, sottosegretario agli Esteri con delega agli Italiani nel mondo “è vero che siamo la prima potenza culturale mondiale” ma forse “dovremmo trasmettere un’immagine più vera, magari meno brillante ma più reale dell’Italia”. Alla Farnesina si sono chiesti come reggere, in futuro, la crescente competizione derivante dalla crescita economica delle nuove tigri, ed è anche per questo “che ci siamo ‘inventati’ una nuova Direzione Generale per il Sistema Paese, che sarà operativa da dicembre”. Una direzione ancora work in progress, che qui a Passariano, spiega Mantica agli astanti, si è affacciata anche per capire in che modo si dovrà articolare, capire attraverso le vostre storie cosa possiamo fare per voi”. E’ grande la speranza riposta in questi ‘nuovi italiani all’estero’, figli di quella che Mantica definisce ‘emigrazione in business class’ “perché oggi si va via non per miseria ma per far carriera”, e che sono (parola del presidente del Friuli Venezia Giulia Renzo Tondo) “i migliori ambasciatori del nostro Paese”. E’ grande anche l’impegno della Farnesina, che opera a vari livelli nel campo della valorizzazione delle eccellenze italiane: lo fa con l’Unità di Crisi, riconosciuta come una delle più attrezzate per affrontare le emergenze umanitarie (come nel caso dello tsunami indonesiano di qualche anno fa), lo fa attraverso il progetto Winning Italy, che raccoglie grazie al web le storie e le esperienze degli italiani ‘che ce l’hanno fatta’ per creare una rete comune di contatti, un’iniziativa ”destinata a censire periodicamente le storie di successo italiane: di aziende, di istituzioni, di donne, di uomini di tutti i settori” come spiegato dal consigliere del ministro degli Esteri Franco Frattini, Stefano Bettanini; prova a farlo anche attraverso la cooperazione allo sviluppo che, assicura il dg Elisabetta Belloni “è un grande strumento per far emergere le eccellenze e le professionalità italiane all’estero, ma anche per agevolare queste eccellenze” e con la quale “l’Italia ha una grande possibilità, quella di assumere la leadership in Europa, dove un approccio alla cooperazione è purtroppo assente, e aprire una porta verso il Mediterraneo”. Certo, i problemi non mancano: uno lo pone il presidente della Commissione finanze e tesoro del Senato, Mario Baldassarri, per il quale ”il tricolore nel mondo c’è, quello che manca è la rete. Non è possibile che le Regioni vadano in giro per il mondo a organizzare gite scolastiche per qualche assessore sprecando i soldi, che spesso ci sono ma vengono sprecati in mille rivoli”. L’altro è relativo all’eccellenza percepita del made in Italy. Spiega Giuliano Noci, studioso del Politecnico di Milano che troppo spesso “si parla solo della storia di questo Paese e non del suo futuro. Non stiamo creando le condizioni per dare sviluppo alle nostre eccellenze. Oggi non esiste neanche un’idea condivisa del concetto di made in Italy”. Facciamolo capire bene al mondo e alla Cina: un marchio bello e vincente come la Ferrari non può che essere italiano…
(Sis)

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