Il cenone di Capodanno spesso significa spreco di cibo. Milioni di
tonnellate di alimenti acquistati in eccesso vengono gettati il mattino
seguente. Forse per esorcizzare la crisi, anche chi ha redditi bassi o medi, in
queste occasioni, coglie l’occasione per esagerare e finisce per acquistare
cibi e beni superiori alle necessità. Se si pensa che ogni anno nelle
pattumiere degli italiani, e quindi nelle discariche finiscono 4 mila
tonnellate di alimenti freschi e consumabili (dati Adoc), 27 chilogrammi a
testa, è facile pensare al dato eclatante che si potrebbe misurare tra dicembre
e gennaio. Ma lo spreco non è riferito solo a quanto si butta inutilmente nella
spazzatura. È anche esagerazione di consumo personale di cibo. Dunque un
attentato all’ambiente, alla propria salute, ai propri risparmi, alla propria
vita. “Questa tendenza allo spreco – spiega la presidente dell’Andid,
Associazione Nazionale Dietisti, Giovanna Cecchetto – non sente ragioni,
economiche o scientifiche. È in crescita perché il nostro stile di vita sta
inesorabilmente cambiando: si ha sempre meno tempo da dedicare alla
preparazione dei pasti, non si recuperano gli avanzi, si ha una sensazione di
ricchezza più per ciò che ci viene proposto che per ciò che ci possiamo
permettere. E così, mentre oltre sette milioni di italiani vivono sotto la
soglia di povertà relativa, si buttano al macero cibi buoni perché – dati Istat
2007 – ne sono stati comprati troppi (nel 40% dei casi; nel 21% perché ci siamo
fatti convincere dall’allettante ‘prendi tre paghi due’ senza riflettere sulle
nostre reali necessità), sono scaduti o sono andati a male (24% dei casi), non
sono piaciuti (9%) o non servivano proprio (7%)”. “Il cibo gettato via –
continua Ambra Morelli,
presidente Andid Lombardia – è anche un problema ambientale, sociale ed
economico enorme in un momento in cui i prezzi delle materie prime aumentano,
le riserve alimentari mondiali si assottigliano e sono sempre più forti le
preoccupazioni sulla sicurezza alimentare. Con quello che si getta nei Paesi
ricchi non solo si azzererebbe il problema della malnutrizione nei Paesi poveri
(in 28 nazioni, soprattutto africane, la quota di popolazione che soffre la
fame supera il 40%), ma addirittura si ‘rischierebbe’ di portare anche quei
Paesi alle soglie della sovra-alimentazione e obesità”. L’impegno di Andid e di
tutti i dietisti volge proprio verso la promozione e la sensibilizzazione ad un
modello alimentare sostenibile, che bandisca inutili sprechi e contribuisca al
miglioramento della salute, alla protezione delle risorse naturali e alla
valorizzazione del lavoro dell’uomo. “Contenere e sfuggire questi sprechi
è possibile – aggiunge Giovanna
Cecchetto – con un approccio ecologico all’alimentazione tale da
consentire la soddisfazione delle esigenze delle attuali generazioni, senza
tuttavia danneggiare quelle future”. Ecco
i dieci consigli per un Capodanno di festa ma senza sprechi: non
arrivare affamati al momento dei pranzi o delle cene delle feste; ascoltare e
rispettare i segnali di sazietà del nostro fisico; evitare pane o grissini tra
una portata e l’altra; evitare di farsi versare il vino più volte, bere a
piccoli sorsi controllando la quantità (da ricordare che, di norma, la quantità
massima indicata per l’uomo corrisponde a tre bicchieri e a due per la donna).
Se si conosce il menù, suggerisce ancora l’Andid, è bene dare preferenza ai
piatti più graditi e ridurre la porzione o evitare quelli meno graditi. Se si
prevede di festeggiare in casa occorre bilanciare i menù, alternando piatti più
ricchi di grassi e condimenti con altri meno ricchi e prevedendo sempre dei
contorni di verdura. Infine, è consigliato approfittare del tempo libero per
muoversi un po’: magari una bella camminata in compagnia.
(Red, 31 dic)