Roma, 7 gen – “Vorrei rivolgere un vivo incitamento a tutti
i gruppi politici, di maggioranza e di opposizione, a tutti coloro che hanno
responsabilità nelle istituzioni nazionali regionali e locali, perché nei
prossimi mesi, al Sud e al Centro come al Nord, si impegnino a fondo nelle
iniziative per il centocinquantenario, così da renderne davvero ampia e
profonda la proiezione tra i cittadini, la partecipazione dei cittadini, in
rapporto ad una ricorrenza da tradurre in occasione di rafforzamento della
comune consapevolezza delle nostre responsabilità nazionali”. Così il
presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al Teatro Valli di Reggio
Emilia ha aperto le celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia
nella giornata della Festa della Bandiera. “Sono convinto – ha affermato il
capo dello Stato – che ciò sia possibile anche perché c’è una persistenza della
memoria del Risorgimento e del moto nazionale unitario assai più diffusa, in
tutte le regioni, di quanto taluno mostri di ritenere. E alle forze politiche
che hanno un significativo ruolo di rappresentanza democratica sul piano
nazionale, e lo hanno in misura rilevante in una parte del paese, vorrei dire
che il ritrarsi, o il trattenere le istituzioni, dall’impegno per il cento
cinquantenario – che è impegno a rafforzare le condizioni soggettive di
un’efficace guida del paese – non giova a nessuno. Non giova a rendere più
persuasive, potendo invece solo indebolirle, legittime istanze di riforma
federalistica e di generale rinnovamento dello Stato democratico”. ll presidente della Repubblica ha
sottolineato che “non fu per caso” che “venne collocato all’articolo 12 il
riferimento al tricolore italiano come bandiera della Repubblica. Riferimento
sobrio, essenziale, ma imprescindibile. I costituenti vollero farne – con
quella collocazione nella Carta – una scelta non solo simbolica ma di
principio. E dato che nessun gruppo politico ha mai chiesto che vengano
sottoposti a revisione quei ‘Principi fondamentali’ della nostra Costituzione,
ciò dovrebbe significare che per tutti è pacifico l’obbligo di rispettarli.
Comportamenti dissonanti, con particolare riferimento all’articolo sulla
bandiera tricolore, non corrispondono alla fisionomia e ai doveri di forze che
abbiano ruoli di rappresentanza e di governo”. Le prove “che attendono e già
incalzano l’Italia in un delicato contesto europeo e in un arduo confronto
internazionale”, ha rilevato il presidente Napolitano, sono dure e difficili ma
il Paese se unito può farcela: “Vorrei solo dire che la premessa per
affrontarle positivamente, mettendo a frutto tutte le risorse e le potenzialità
su cui possiamo contare, sta in una rinnovata coscienza del doversi cimentare
come nazione unita, come Stato nazionale aperto a tutte le collaborazioni e a
tutte le sfide ma non incline a riserve e ambiguità sulla propria ragion
d’essere, e tanto meno a impulsi disgregativi, che possono minare
l’essenzialità delle sue funzioni, dei suoi presidi e della sua coesione”.
Concludendo il suo intervento, il presidente della Repubblica ha affermato:
“Sia più che mai questo 7 gennaio 2011, la riflessione e la festa con cui oggi
la celebriamo a Reggio Emilia, pegno della nostra determinazione nel
riaffermare, tutelare, rinsaldare l’unità nazionale, che fu la causa cui tanti
italiani dedicarono il loro impegno e la loro vita”.