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FISCO, CGIL: IN 10 PUNTI L’IMPORTANZA DELLA ROBIN HOOD TAX

it@withub.it by it@withub.it
17 Febbraio 2011
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Dieci punti per spiegare tutti i vantaggi dell’adozione a livello internazionale della Ftt, (Financial transaction tax), la tassa sulle transazioni finanziarie, meglio conosciuta come Robin Hood tax. Un decalogo stilato dalla Confederazione sindacale internazionale (Ituc-Csi) in occasione della giornata globale di mobilitazione a favore della Ftt. In una conferenza stampa organizzata a Roma dalla Cgil, che sostiene fortemente l’iniziativa, è stato sottolineato come “alcuni esperti ritengono che l’applicazione a livello internazionale di tasse sulle transazioni finanziarie potrebbe produrre ben 400 miliardi di dollari l’anno”. Un gettito che secondo i sostenitori delle diverse campagne nazionali in favore dell’adozione della Ttf dovrebbe perlopiù essere destinato “a scongiurare tagli agli stanziamenti governativi per i servizi pubblici e per le misure di stimolo economico”, ma anche “per la lotta alla povertà globale, in materia di salute e per combattere il cambiamento climatico”. Caratteristica principale della Robin Hood tax, dato il nome, è proprio la sua natura fortemente progressiva dal momento che “la compravendita di beni finanziari, come obbligazioni e derivati, interessa principalmente le istituzioni finanziarie, quali le banche d’investimento e i fondi speculativi, non tanto la gente comune”. Istituzioni che per il Csi “possono permettersi di pagare” e quindi “è giusto che mettano la propria parte”: “Nel 2008 – spiegano dal sindacato – un rapporto di un autorevole istituto di ricerca, il Mckinsey, ha rivelato che i profitti per numero di dipendenti accumulati dalle banche sono 26 volte superiori alla media di tutti gli altri settori. Prima della recessione, i fondi speculativi globali realizzavano profitti per 300-600 miliardi di dollari l’anno, mentre le banche totalizzavano circa 800 miliardi l’anno e prevedevano di raddoppiare tale cifra entro dieci anni. I generosissimi premi versati al personale delle grandi banche – come i 9,3 miliardi di dollari (cifre del 2010) ricevuti dal personale della JP Morgan (o 370 mila dollari a banchiere) – dimostrano che la ripresa verso i livelli pre-crisi è più che avviata”. Le Ttf potrebbero ridurre la speculazione e arginare il fenomeno dell’High frequency trading (Hft), generando una maggiore stabilità dei mercati finanziari. L’Hft permette ai traders di commerciare titoli in anticipo sulle previsioni d’ordine e di scommettere somme ingenti su piccole variazioni nel prezzo dei prodotti, variazioni che sono riscontrabili solo per un breve lasso di tempo. “La maggior parte di queste operazioni è di natura speculativa ed esse si traducono raramente in investimenti tangibili nell’economia reale. Inoltre, queste scommesse determinano una grave volatilità dei mercati. Aumentando il costo delle operazioni speculative, una Ttf ben costruita potrebbe arginare l’effetto destabilizzante dell’High frequency trading sul mercato”. La Robin Hood tax, sostengono gli esperti della Csi, potrebbe essere applicata anche nei singoli Paesi, o “da una coalizione di volenterosi”, senza che ciò comporti per questi ultimi l’abbandono delle istituzioni finanziarie, anche perché in molti Paesi le Ttf già esistono. “Nel corso degli ultimi decenni, oltre 40 Paesi hanno introdotto Ttf a carattere permanente o transitorio, e in particolare il Regno Unito, che riscuote circa 5 miliardi di dollari l’anno tramite l’imposta di bollo sulle transazioni azionarie. Introdurre Ttf ben concepite e a tassi ragionevoli non significa spingere le istituzioni finanziarie a prendere armi e bagagli e andarsene”. A sostegno di questa tesi la Csi cita anche il Fondo monetario internazionale (che non utilizza l’acronimo Ttf ma quello di Stt): “L’introduzione unilaterale di Stt, anche se applicate su base alquanto ristretta, è certamente fattibile, come testimoniano i numerosi paesi sviluppati che adottano questo tipo di imposta. Il fatto che centri finanziari importanti quali il Regno Unito, la Svizzera, Hong Kong, Singapore e il Sudafrica applichino forme di Stt, suggerisce che tali imposte non provochino automaticamente un allontanamento dell’attività finanziaria in misura inaccettabile”. L’applicazione delle Ttf potrebbe essere semplice e non dispendiosa, dato l’altissimo numero di operazioni effettuate e la loro pressoché totale informatizzazione e automatizzazione: riscuotere le Ttf tramite sistemi di regolamento centralizzati renderebbe anche estremamente difficile il mancato versamento o l’evasione dell’imposta. “Nelle campagne per le Ttf – mettono in evidenza dalla Cgil – si parla spesso di un’aliquota dello 0,05%. Si tratta di un valore medio calcolato su diverse classi di beni. Sappiamo che le aliquote dovranno variare in base ai margini dei mercati specifici. Se si tratterà di tassare il mercato all’ingrosso degli scambi di valuta estera, dove si registrano volumi estremamente elevati, l’aliquota potrà essere limitata allo 0,005%, mentre per i titoli azionari il valore fissato potrebbe raggiungere lo 0,5%, ovvero l’aliquota attualmente prevista dal Regno Unito per la Ttf sulle azioni”. Infine i promotori di questa iniziativa ricordano che tra i sostenitori della Robin Hood tax ci sono capi di Stato e di governo come il presidente francese Nicolas Sarkozy, il cancelliere tedesco Angela Merkel e l’ex primo ministro britannico Gordon Brown. Tra i leader del sud del mondo che chiedono l’introduzione di questo tipo di imposta, c’è il primo ministro etiope Meles Zenawi e l’ex presidente brasiliano Lula. “Negli Stati Uniti, l’ex speaker della Camera Nancy Pelosi si è espressa in favore delle Ttf e nel luglio 2010 il membro del Congresso Pete Spark ha presentato la proposta di Legge d’investimento nel nostro futuro (“Investing In Our Future Act”), che prevede l’introduzione di un’imposta dello 0,005 percento sulle transazioni in dollari per combattere la povertà mondiale. Inoltre, oltre 350 economisti, tra cui Jeffrey Sachs, Paul Krugman e Joseph Stiglitz, hanno sottoscritto una lettera di sostegno alla Robin Hood Tax e il finanziere George Soros si è recentemente espresso in favore delle Ttf al Forum economico mondiale di Davos. Anche la Commissione europea ha affermato che si sarebbe spesa per una Ttf in sede di G20”. “In occasione dell’ultimo vertice del G20 a Seul, in Corea, 183 organizzazioni della società civile di 42 diversi paesi, che rappresentano collettivamente oltre 200 milioni di persone, hanno sottoscritto una petizione in cui invitavano i leader del G20 a compiere passi avanti concreti verso l’introduzione di una Ttf coordinata a livello internazionale. Nel settembre 2010, in occasione di un vertice Onu sugli Obiettivi di sviluppo del millennio, il Leading Group di 65 paesi ha lanciato un rapporto che raccomanda l’introduzione di una Ttf sulle transazioni in valuta estera, come meccanismo più immediato per riscuotere Ttf da destinare ai Beni pubblici globali”. Per concludere, “alla fine del 2010 il Gruppo di alto livello sul finanziamento per il cambiamento climatico, su mandato del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, ha raccomandato l’applicazione di una Ttf globale il cui gettito sia destinato in misura del 25-50 per cento a iniziative di adattamento al cambiamento climatico e di mitigazione dello stesso da realizzare nei Paesi in via di sviluppo”. (Pif – 17 feb)



 


  


 

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