Un successo della ricerca italiana nella grande impresa scientifica dell’acceleratore di particelle Lhc di Ginevra: il Cnaf di Bologna, il centro di supercalcolo dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) è stato l’unico (su sette investiti del compito in diverse parti del mondo) a far fronte con successo a una imprevista condizione di sovraccarico che si è verificata nei giorni scorsi.
E quindi è stato in grado di portare a termine senza rallentamenti o blocchi la missione di realizzare la simulazione di miliardi di scontri di particelle. Simulazione indispensabile per distinguere gli eventi interessanti da quelli che non lo sono in una macchina come Lhc che sta frantumando un record dietro l’altro nelle performance scientifiche. E’ proprio la grande, imprevista corsa di Lhc infatti a portare i centri di calcolo a un punto critico. Attualmente la macchina è in grado di far scontrare pacchetti di 1.700 miliardi di protoni l’uno con una enorme quantità di eventi: il solo esperimento Cms, ad esempio, ne ha raccolti in questi primi cinque mesi già dieci volte tanti quelli raccolti nell’intero 2010.
Insomma, una grande attività che però genera un fenomeno chiamato pile-up. In sostanza, un “rumore di fondo” crescente che va eliminato per distinguere con chiarezza un evento da un altro. Per eliminare il pile-up bisogna simularlo in modo efficace e questo implica enormi capacità di calcolo per la rete di centri di elaborazione dati su cui si appoggiano gli esperimenti di Lhc. (9colonne)