Cesare Battisti è un uomo libero. E rimarrà in Brasile. La scarcerazione e il no alla sua estradizione in Italia è stato decisa nella notte italia dalla Corte Suprema brasiliana per 6 voti a 3: non sono bastati i pareri contrari del presidente del Supremo Tribunale Federale (Stf), Cezar Peluso, e quelli del giudice relatore Gilmar Mendes e la giudice Ellen Gracie. Le porte della prigione si sono chiuse alle spalle di Battisti già all’alba di questa mattina, sempre ora italiana, con il vivo rammarico delle istituzioni italiane.
Secondo il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi “la decisione non tiene conto delle legittime aspettative di giustizia del popolo italiano ed in particolare dei familiari delle vittime di Battisti. L’Italia, pur rispettando la volontà del Tribunale Supremo Federale, continuerà la sua azione e attiverà le opportune istanze giurisdizionali per assicurare il rispetto degli accordi internazionali che vincolano due Paesi accomunati da legami storici di amicizia e solidarietà”. Anche il ministro degli Esteri, Franco Frattini, “prende atto con profondo rammarico” della decisione con la quale, contraddicendo la sua stessa precedente pronuncia, il Supremo Tribunale Federale del Brasile ha convalidato il diniego dell´estradizione in Italia di Cesare Battisti permettendone la scarcerazione.
Pur “rispettando la decisione del massimo organo giurisdizionale brasiliano”, Frattini “ribadisce il convincimento del Governo italiano, condiviso da tutte le forze politiche e dall’opinione pubblica, in merito alla fondatezza della richiesta di estradizione”. “Non posso non rilevare come la decisione odierna del massimo organo giudiziario brasiliano, oltre ad offendere il diritto alla giustizia per le vittime dei crimini di Battisti, appaia contraria agli obblighi sanciti dagli accordi internazionali che legano i due Paesi, peraltro accomunati da profondi e antichi legami di amicizia e consanguineità” aggiunge Frattini. Da parte italiana si intende, conclude la nota della Farnesina, “attivare immediatamente ogni ulteriore possibile meccanismo di tutela giurisdizionale presso le competenti Istituzioni multilaterali, e in particolare presso la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, per perseguire la revisione di una decisione che non si ritiene coerente con i principi generali del diritto e con gli obblighi previsti dal diritto internazionale”.
Per Maurizio Campagna, fratello di Andrea, assassinato dall’ex brigatista nel 1979, “è stato uno schiaffo morale allo Stato di diritto”. Intervistato da Sky, Campagna ha espresso “molto rammarico, poiché l’ultima valutazione del tribunale ci aveva dato ragione. Quando entra la politica nella giustizia.. Ma comunque bisogna andare avanti”. (9colonne)