“La Costituzione con la riforma dell’art.48 ha evitato di mettere gli italiani all’estero contro i residenti in Italia. È stato stabilito, infatti, che il voto degli italiani all’estero vale quanto quello dei residenti ma che, al tempo stesso, come sancito dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 173 del 2005, la mancata partecipazione al voto dei residenti all’estero, dovuta magari anche a inadempienze del governo, non possa mai invalidare il voto degli italiani in Patria”. È quanto dichiarano in una nota congiunta il legale del Pd, Gianluigi Pellegrino, ed Eugenio Marino, responsabile Italiani all’estero del Partito democratico, in merito al voto degli italiani all’estero per il referendum sul nucleare. “Ciò vale in modo ancor più clamoroso – aggiungono – per il quesito referendario sul nucleare. Infatti a causa dello scellerato intervento del decreto Omnibus la Cassazione è stata costretta a trasferire sulle schede le nuove norme ancora più nucleariste della precedente versione. Sicché, anche per tale aspetto, pensare di poter conteggiare nel quorum anche dei cittadini che, come i nostri connazionali all’estero non sono stati minimamente informati delle conseguenze del blitz del governo e che sono stati chiamati a esprimersi su un quesito formalmente diverso, sarebbe un atto costituzionalmente errato. Occorre dunque tener conto della volontà popolare espressa nel merito dagli elettori all’estero, scorporandoli però dal quorum”.
(red – 10 giu )