Dadaab – Ogni settimana 10 mila nuovi somali cercano rifugio a Dadaab, campo profughi al confine tra il Kenya e la Somalia, da una delle più gravi crisi alimentari che abbia colpito il Corno d’Africa negli ultimi decenni. L’Ong Cesvi sta cercando di migliorare le condizioni sanitarie delle persone all’interno del campo garantendo loro l’accesso ai servizi di base.
E’ quanto fa sapere con una nota la Cooperazione italiana. A giugno, infatti, l’associazione ha avviato un programma di emergenza per la riqualificazione dei mattatoi, che con le loro attività garantiscono il sostentamento dei profughi del campo. L’iniziativa, finanziata dalla Cooperazione italiana allo sviluppo, prevede la ristrutturazione di quattro mattatoi, più la costruzione ‘ex novo’ di un quinto impianto di macellazione. Uno dei problemi principali, infatti, è che il campo di Dadaab venne progettato per ospitare circa 30 mila persone.
Ora, però, i profughi hanno superato quota 380 mila e le conseguenze sono evidenti a livello sanitario. Inoltre molti rifugiati tendevano a macellare il bestiame a livello domestico senza adottare le misure igieniche più basilari. Con questo progetto verrà facilitata l’attività di macellazione con un adeguato livello sanitario. Infine – fa sapere ancora la Cooperazione – si sta provvedendo alla realizzazione di un sistema per il riciclaggio dei rifiuti della macellazione, con l’obiettivo di dar vita, in futuro, a degli impianti di biogas utili per la produzione di energia. (9colonne)