Mentre sale a 93 il conto delle vittime delle stragi di Oslo e Utoya (ma la conta è molto probabilmente destinata a salire, dato che 9-10 feriti su 97 versano in condizioni critiche e ci sono ancora cinque dispersi), l’autore della folle mattanza di venerdì in Norvegia – il 32enne Anders Behring Breivik – sembra stia “collaborando” con gli inquirenti impegnati a ricostruire il più grave atto di violenza che ha colpito la nazione dalla seconda guerra mondiale. Stando al suo avvocato, Geir Lippestad, l’assassino ha parlato di un’azione “necessaria”, sostenendo con forza di non avere avuto complici. In ogni caso, la polizia norvegese oggi ha passato al setaccio decine di case di neonazisti dichiarati in cerca di eventuali complici dell’uomo che si è attribuito la responsabilità del duplice attentato che ha sconvolto la nazione. In un blitz compiuto nella zona orientale della città sono state arrestate sei persone, rilasciate poco dopo. Il difensore del pluriomicida ha inoltre affermato che il suo assistito “vuole un processo a porte aperte”, per “essere presente in aula e dare le sue spiegazioni”. “Voleva colpire in modo in cui questo Paese è guidato – ha aggiunto l’ avvocato, dopo aver precisato di aver avuto perplessità prima di accettare l’ incarico -. Breivik parla molto di quelle che sono le sue motivazioni. Secondo lui ci deve essere una rivoluzione in Europa. Ritiene di non dover essere in prigione”. Breivik aveva collaborato con un gruppo inglese di estrema destra, l’English Defence League (Edl), un gruppo che aveva come scopo dichiarato alimentare nei propri Paesi l’odio contro gli islamici. (24 lug – red)