Le forze di sicurezza di Assad hanno lanciato ieri un violentissimo attacco ad Hama, la terza città più grande della Siria, non lontano dalla capitale Damasco, alla vigilia dell’inizio del mese del Ramadan. Secondo la National Organisation for Human Rights, un organizzazioni di attivisti locali, almeno 136 persone sarebbero rimaste uccise tra la stessa Hama e almeno altri tre centri urbani in tutto il Paese (Deir ez-Zor, Harak e Al Bukamal) in quello che è definibile come un vero ‘bloody Sunday’. Un centinaio, in particolare, sarebbero le vittime ad Hama, dove l’esercito ha fatto irruzione nelle vie del centro con i carri armati e iniziato a “sparare all’impazzata” secondo il racconto di diversi testimoni. Ma secondo Al Jazeera il numero delle vittime potrebbe aumentare ancora, dal momento che le truppe governative non danno cenni di voler fermare le proprie operazioni. L’intervento militare di questa domenica non è casuale: Assad teme infatti che le manifestazioni di protesta anti-governative possano intensificarsi proprio in occasione del Ramadan. Intanto però Assad appare sempre più isolato a livello internazionale: il ministro degli Esteri Franco Frattini ha ritirato l’ambasciatore italiano a Damasco (dove peraltro una bomba ha causato una quarantina di feriti) e parlato di “un orribile atto di repressione” facendo un appello al governo affinché “si fermi subito la violenza”, e stesso tenore è stato usato dal ministro degli Esteri britannico William Hague. E dagli Stati Uniti il presidente Barack Obama, pur alle prese con il difficile voto per l’aumento del debito, ha manifestato la viva condanna della Casa Bianca. “Le notizie che giungono dalla Siria fanno orrore e svelano il vero carattere del regime siriano . E il capoufficio stampa dell’ambasciata americana a Damasco, JJ Harder, ad Al Jazeera ha spiegato che il governo siriano “dimostra di essere con le spalle al muro”. (31 lug – Sis)