Cosa resterà nella memoria americana del tornado mediatico e giudiziario che ha visto protagonista Dominique Strauss-Kahn? Se lo chiede Le Figaro, commentando la conclusione della vicenda giudiziaria che ha coinvolto l’ex numero uno del Fondo monetario internazionale. “L’ennesimo scontro tra pregiudizi anti-francesi e la convinzione nostrana che i nostri valori siano incompatibili con quelli americani deve essere considerato come episodio di una più ampia guerra culturale che divide questi due paesi? Senza dubbio, visto che gli Usa non hanno espresso alcun tipo di mea culpa per aver distrutto la carriera di Dominique Strauss-Kahn, nonostante il principio della presunzione d’innocenza. Le avventure sessuali degli uomini politici francesi hanno scioccato un’America puritana e profondamente voyeurista, o quantomeno coloro che hanno seguito la vicenda. Sì, perché i dati ci dicono che l’audience è stata piuttosto scarsa: secondo un’inchiesta della Pew Center, alla fine di maggio, mentre la stampa mondiale dedicava il 15% delle sue notizie all’affare DSK, solo il 2% degli americani si diceva interessato alle sorti dell’ex capo dell’Fmi, percentuale ulteriormente precipitata nel mese successivo. Una minoranza che comunque si dice frustrata e dubbiosa rispetto agli esiti dell’inchiesta sulla presunta violenza sessuale compiuta da Strauss-Kahn ai danni della cameriera dell’hotel Sofitel di New York”. (24 ago – Fam)