Retromarcia sulle pensioni. Dopo la rivolta sul web, la denuncia dei sindacati (non solo Cgil, anche Cisl e Uil avevano preannunciato proteste), l’indignazione delle opposizioni e, soprattutto, i dubbi emersi all’interno della Lega Nord, è stato deciso di mettere da parte l’ipotesi di un intervento sulla previdenza che rendeva validi gli anni riscattati per gli studi universitari e per il servizio militare solo per il conteggio dell’ammontare dell’assegno pensionistico e non ai fini del calcolo degli anni per il raggiungimento della pensione d’anzianità (i 40 anni avrebbero dovuto essere effettivamente lavorati). Dal vertice di questa mattina tra il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e quello della Semplificazione Roberto Calderoli (presenti anche i tecnici del ministero dell’economia), è arrivata quindi una sconfessione a stretto giro (neanche due giorni pieni) dell’accordo raggiunto nel vertice di Arcore. Il recupero del gettito garantito dal provvedimento sulla previdenza dovrebbe avvenire con un aumento della lotta all’evasione fiscale, ma tutto è ancora allo studio. Soddisfatti naturalmente per il dietrofront del governo tutti i sindacati (ognuno si intesta la vittoria attraverso la pressione della sua protesta) ma la segretaria della Cgil Susanna Camusso invita i colleghi di Cisl e Uil a non esultare troppo prima di vedere le carte (gli emendamenti del governo non sono ancora arrivati alla commissione bilancio del Senato che sta esaminando la manovra di Ferragosto): “Aspetterei a gridare vittoria e attenderei i provvedimenti successivi”, dice Camusso rivolta a Cisl e Uil, e comunque “le ragioni dello sciopero stavano nell’iniquità della manovra, prima della norma sulle pensioni” e “l’iniquità rimane”.
(Pif – 31 ago)