Da domani, primo settembre, l’ambasciata italiana a Tripoli sarà nuovamente operativa, grazie a un team formato da diplomatici, funzionari amministrativi ed esperti che giungerà nella capitale libica nelle prossime ore. Lo rende noto la Farnesina, che spiega che nel corso della riunione del Consiglio dei ministri, che si terrà domani, il ministro degli Esteri Franco Frattini proporrà anche la nomina del nuovo ambasciatore italiano a Tripoli. Intanto prosegue la caccia al rais: Ahmad Darrad, esponente del Consiglio nazionale di transizione, afferma che “Gheddafi , all’80%, è ancora in Libia, ed è nostro diritto ucciderlo”. Darrad, cui è stato affidato il compito di gestire la costituzione di un ministero dell’Interno una volta che si sarà insediato un nuovo esecutivo nel paese, spiega così le sue affermazioni: “Gheddafi ci uccide. E’ un criminale, un fuorilegge. In tutto il mondo se un criminale non si arrende, è diritto di coloro che devono far rispettare la legge di ucciderlo”. Secondo gli insorti il rais potrebbe nascondersi a sud est di Tripoli, mentre secondo altre fonti potrebbe essere a Sirte, la città dove è nato. I ribelli hanno inoltre annunciato di aver catturato nei giorni scorsi a Zawiya, una quarantina di chilometri a ovest di Tripoli, un personaggio di spicco della cerchia di Gheddafi, Nagi Ahrir, il quale munito di un passaporto diplomatico stava cercando di rifugiarsi in Tunisia. Al momento, però, nel corso degli interrogatori cui è sottoposto non avrebbe fornito indicazioni utili per localizzare il rais. Ad essere convinto che Gheddafi si trovi ancora in Libia è anche il ministro degli Esteri Franco Frattini: “La mia personale valutazione ed opinione – ha affermato il responsabile della Farnesina ai microfoni di Radio 24 – è che Gheddafi possa aver ancora trovato rifugio in Libia, all’interno del paese. La Libia è un paese grande e desertico, vi sono delle zone dove potrebbe essere fuggito. Tutti sanno – aggiunge Frattini – che un’uscita dal paese avrebbe dato molto nell’occhio e evidentemente non sarebbe sfuggita agli intercettori della Nato che presidiano il territorio non solo per colpire ma anche per individuare dei sospetti”.
(Roc – 31 ago)