Con la primavera araba e la crisi libica la Turchia ha assunto un ruolo sempre più centrale e autonomo nel doppio scacchiere Mediterraneo-Medio Oriente. Uno status al quale oggi sembra imprimere un’ulteriore accelerazione attraverso un’azione di forza. Il governo di Ankara, per voce del suo ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu, ha comunicato la decisione di declassare le relazioni diplomatiche con Israele al livello più basso possibile, espellendo l’ambasciatore israeliano in Turchia, sospendendo tutti gli accordi militari con Israele e riducendo la sua rappresentanza diplomatica nello stato ebraico al livello di un secondo segretario. Un’azione che esprime la risposta del governo di Erdogan ai risultati del Rapporto Palmer delle Nazioni Unite sul raid israeliano del maggio 2010 contro la flottiglia di attivisti filo-palestinesi che voleva forzare il blocco marino a Gaza e che vide coinvolta la nave passeggeri Mavi Marmara, sulla quale furono uccisi nove cittadini turchi. (2 set – Kat)